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Le poetiche del riso

Ironia, comicità, umorismo e grottesco nella letteratura e drammaturgia italiana del primo Novecento

by Alice Flemrová (Volume editor) Fausto De Michele (Volume editor)
©2023 Edited Collection XVI, 694 Pages

Summary

Il volume collettaneo Le poetiche del riso raccoglie cinquanta contributi di studiosi provenienti da dodici paesi e tre continenti. Il tema centrale è il modo in cui, nel periodo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, il riso, in quanto espressione etica, estetica, retorica e filosofica dell’uomo, comincia a penetrare nella letteratura e nella drammaturgia italiana. Si inizia dagli autori ottocenteschi come Giacomo Leopardi o Carlo Dossi, segue quindi una lunga schiera di letterati e drammaturghi, tra cui spiccano Luigi Pirandello, Italo Svevo e Aldo Palazzeschi. Tutti autori che hanno colto i rivoluzionari impulsi del nuovo secolo come la psicoanalisi e la teoria della relatività. Questi autori hanno promosso il riso, e di conseguenza il comico, elevando quest’ultimo a livelli artistici che tradizionalmente erano riservati esclusivamente al tragico. Gli autori attivi nel periodo tra le due guerre trattati nell’ultima parte, portano il vessillo della risata soprattutto nella direzione del «riso sovversivo», un’arma potente contro qualsiasi totalitarismo. La vastità del tema non permette di offrire un resoconto esaustivo delle poetiche del riso; tuttavia, la ricchezza del materiale interpretato fa di questo volume una solida base che contribuisce fattivamente a creare il canone del comico e dell’umoristico nel primo Novecento.

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • (Quasi) tutte le sfumature del riso (ALICE FLEMROVÁ)
  • A mo’ di prefazione… (FAUSTO DE MICHELE)
  • I. Le radici
  • I.I Riso filosofico
  • Ritagli di pensieri e d’immagini. La filosofia dell’umorismo di Carlo Dossi (LUISA BERTOLINI)
  • Carlo Dossi, le Note Azzurre e la poetica dell’umorismo (ROSINA MARTUCCI)
  • L’antico e il moderno, il comico e l’umorismo. Leopardi e Pirandello a confronto (MARIA LUISA PANI)
  • Il risus interruptus e le dinamiche dell’umorismo. Jean Paul e Pirandello (FAUSTO DE MICHELE)
  • Alterazioni di una bocca che ride: dall’umorismo inconciliato di Theodor Lipps alla risata dianoetica pirandelliana (SILVIA ACOCELLA)
  • II Protagonisti
  • II.I Riso dell’umorista
  • L’umorismo pirandelliano come vera e propria pratica della decostruzione (ALESSANDRA SORRENTINO)
  • Umorismo e frammentazione narrativa: su Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello (FELICE RAPPAZZO)
  • I segni del trauma e le strategie umoristiche nelle novelle di Pirandello (ROBERTA COLOMBI)
  • Risate pirandelliane come meccanismo di disvelamento (GIUSEPPINA AMALIA SPAMPANATO)
  • Il fantastico, il riso, l’umorismo, la follia: riflessioni a margine della novella ‘Chi fu?’ di Luigi Pirandello (JOANNA SZYMANOWSKA)
  • Utopia del riso e pragmatica del paradosso. A proposito di una possibilità del riso pirandelliano (DUŠICA TODOROVIĆ)
  • Pirandello e Marta Abba alla rappresentazione de La figlia di Jorio – momenti tra l’assurdo e il riso amaro (ILONA FRIED)
  • Le varie forme del riso in Quando si è qualcuno (TEREZA SIEGLOVÁ)
  • La ricezione del riso nella critica della commedia Così è (se vi pare) di Pirandello nel primo dopoguerra in Italia e in Polonia (GABRIELE LA ROSA)
  • Ridere per disperazione, ridere per cattiveria. Tu ridi di Luigi Pirandello, tra letteratura e cinema. (ALESSANDRO MARINI)
  • Incomunicabilità e fiducia nel lettore: il riso umoristico nel teatro di Pirandello e di De Filippo (ANTONELLA DEL GATTO)
  • Il comico nel primo Eduardo De Filippo (JOLANTA DYGUL)
  • Le smorfie gaie e le smorfie tristi di Roberto Bracco (ANTONELLA DI NALLO)
  • Riso e alterità in due novelle di Pier Maria Rosso di San Secondo: ‘Tania’, ‘Napoli e Konisberga’ (MARIA GRAZIA TROBIA)
  • II.II Riso del saltimbanco
  • ‘Egli à creato perché ciò lo divertiva.’ Tragedie ridicole di personaggi fuori chiave (ALICE FLEMROVÁ)
  • Aldo Palazzeschi: l’umorismo come arte di giocare d’anticipo (CRISTINA TERRILE)
  • Il riso dolente del ‘saltimbanco dell’anima’ (GINO TELLINI)
  • Perelà, Homo ridens di fumo (SATOKO ISHIDA)
  • Il riso e la derisione nel romanzo palazzeschiano La Piramide. Scherzo di cattivo gusto e fuor di luogo (MIRUNA BULUMETE)
  • L’irresistibile leggerezza del riso. Una lettura de L’interrogatorio della contessa Maria di Aldo Palazzeschi (MARGHERITA MESIRCA)
  • II.III Riso dell’avanguardia
  • Esiste una poesia comica primonovecentesca? Materiali per uno studio del comico in poesia nel primo Novecento (GIANLUCA PICCONI)
  • ‘Morte ai morti’ ovvero ‘Accidenti alla serietà’: Papini tra Marinetti e Palazzeschi (ANTONIO SACCONE)
  • Le risate di Marinetti, di Palazzeschi e di Luciano Folgore (JIŘÍ PELÁN)
  • Il lato Dada del Futurismo: risata e dissacrazione nell’avanguardia fondata da Marinetti (ANTONIO SACCOCCIO)
  • Alberto Savinio ovvero il riso di Mercurio (MARIE-JOSÉ TRAMUTA)
  • Bontempelli umorista e L’Eden della tartaruga (SANDRA MILANKO)
  • II.IV Riso dell’inetto
  • Ridere e deridere: forme del riso nella scrittura di Svevo (MICHELA RUSI)
  • La sincerità della narrazione. Uno studio su ‘Una burla riuscita’ di Italo Svevo (SAWA ISHII)
  • Il riso sgangherato. Italo Svevo e l’ironia: un’aggressione giocosamente sublimata (BARBARA STURMAR)
  • Il teatro di Svevo tra comico e ‘sublime rovesciato’ (CHIARA MARASCO)
  • Il riso come terapia: ‘Lo specifico del dottor Menghi’ di Italo Svevo (CHIARA SELLERI)
  • Giolona e le altre. Rovesciamento e parodia della donna-angelo nei romanzi di Italo Svevo (SONIA TROVATO)
  • Italo Svevo e il riso ben temperato. Appunti sulla ‘Novella del buon vecchio e della bella fanciulla’ (WALTER GEERTS)
  • La presa di coscienza e il pessimismo attraverso l’ironia in La coscienza di Zeno, di Italo Svevo e Memorie postume di Bras Cubas, di Machado de Assis (MARIA CELESTE TOMMASELLO RAMOS)
  • III Gli sbocchi
  • III.I Riso assurdo
  • Dal fantastico al possibile: la lingua scomposta. Umorismo morfologico e sintattico nell’opera di Tommaso Landolfi. (NOVELLA DI NUNZIO)
  • ‘I versi sono un vizio osceno’. Ironia, forma e parola della poesia di Tommaso Landolfi (ALESSANDRO GAUDIO)
  • L’assurdo che ride: l’umorismo di Pirandello nei racconti ‘Il vanitoso’ e ‘L’albergo splendido’, di Alberto Moravia (GISELE DE OLIVEIRA BOSQUESI)
  • Dino Buzzati e la serietà dell’ironia: il mondo attraverso un ‘sovvertito divertimento parodico’. (ANNA POZZI)
  • III.II Riso ermeneutico
  • Kosmos: o del riso ermeneutico in Carlo Emilio Gadda (MARCO CARMELLO)
  • Polli, galli e galline nel cortile di Carlo Emilio Gadda (LAURA PAROLA)
  • III.III Riso sovversivo-difensivo
  • Il riso di Demetra: ironia, parodia e umorismo in alcune scrittrici italiane durante la Grande Guerra (CARLA GUBERT)
  • Il sottilmente umoristico viaggio autunnale di Ercole Patti (SARAH ZAPPULLA MUSCARÀ)
  • Il ‘buon umorismo’ di Achille Campanile (CINZIA GALLO)
  • L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa. Timor sacro di Stefano Pirandello. (GABRIELLA VALENTE)
  • La guerra di Flaiano, o l’etica della farsa (CHIARA MENGOZZI)
  • Ringraziamenti
  • Indice dei nomi

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ALICE FLEMROVÁ

(Quasi) tutte le sfumature del riso

Terribile ed awful è la potenza del riso:

chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri,

come chi ha il coraggio di morire

(Giacomo Leopardi, Zibaldone [4391])

Riso? C’è forse ancora qualcuno che si interessa al riso?

Voglio dire il riso vero che non ha niente a che fare con lo scherzo,

con la beffa e con il ridicolo. Riso, godimento immenso e delizioso…

(Milan Kundera, Il libro del riso e dell’oblio)

Che il destino dei libri sia interessante e originale per lo meno quanto quello delle persone è cosa nota. Ma quando nel lontano 2014 organizzai in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Praga il convegno internazionale con il titolo ‘Le poetiche del riso. Ironia, comicità, umorismo e grottesco nella letteratura e drammaturgia italiana del primo Novecento’, non avrei mai immaginato che la monografia collettanea basata sui contributi del convegno avrebbe avuto una così lunga gestazione.

La colpa è mia, lo confesso subito. Al libro mancavano solo dettagli e soprattutto la prefazione, quando ho cominciato – da buona umorista, come probabilmente in questo caso direbbe Pirandello – a divagare verso altri temi e altri libri e invece di comporre il testo, lo decomponevo, e nel senso freudiano della parola, praticamente finivo per rimuoverlo. L’editore perdeva la pazienza, io perdevo tempo.

Per farla breve, solo nel 2019 ho riaperto il file, e solo grazie all’insistenza di Fausto De Michele, abbiamo deciso di portare l’editing a lieto fine e di pubblicarlo presso la casa editrice Peter Lang. Questo però ha anche comportato la necessità di editare tutto il lungo testo secondo le nuove norme editoriali della Peter Lang, diverse da quelle della Karolinum, casa editrice dell’Università di Carlo IV. Purtroppo, il nostro fermo proposito ←1 | 2→è stato ancora ostacolato, questa volta da lunghe e inutili trattative tra la mia università e la casa editrice, fino a quando, per colmo di sventura, non è arrivata anche la pandemia del Covid che ha scombussolato tutto e non solo i nostri piani.

Ecco qui però adesso finalmente, con un notevole ritardo, il libro. Come potete vedere, si tratta di un libro di grande spessore e peso. E anche se alludo al numero di pagine, spero che il contenuto composto da cinquanta saggi scritti da italianisti provenienti e/o operanti quasi in tutto il mondo: Brasile, Spagna, Francia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Croazia, Serbia, Giappone e ovviamente dall’Italia, possa offrire interessanti e utili spunti a chiunque abbia la necessità o l’intenzione di comporre il mosaico della letteratura italiana umoristica e comica del primo Novecento. Tale mosaico non ha e non può avere l’ambizione di essere esaustivo, vuole però offrire le principali linee tracciate dalle poetiche del riso individuali e collettive nel terreno della letteratura italiana nel periodo a partire del secondo Ottocento, ossia quel periodo in cui la ‘svolta comica’ viene annunciata da importanti filosofi e letterati – per esempio da Friedrich Nietzsche nel libro di aforismi Die fröhliche Wissenschaft, pubblicato per la prima volta nel 1882, oppure da Charles Baudelaiere nel De l’essence du rire et généralement du comique dans les arts plastiques del 1855 –, fino alla seconda guerra mondiale circa. I singoli studi partono da autori come Giacomo Leopardi e Carlo Dossi per arrivare agli scrittori della generazione di Alberto Moravia, Dino Buzzati ed Ennio Flaiano. Chiamiamo la ‘svolta comica’ quel cambiamento che si è imposto nel pensiero e nell’arte a cavallo tra l’Otto e il Novecento e ha portato alla rivalutazione del genere comico, alla maggior penetrabilità tra la tragicità e la comicità, e infine, alla crescita dell’interesse teorico per i meccanismi del riso e dell’effetto comico. Il riso, come comune denominatore degli studi raccolti nel presente libro, ci permette di intravvedere punti di incontro, per esempio, tra grandi solitari come Svevo, Pirandello o Gadda e rappresentati delle avanguardie storiche nel cui ambiente il culto della risata si è diffuso di più. Uscendo fuori dall’Italia lo potremmo seguire nelle poetiche dei dadaisti, degli espressionisti e dei surrealisti. Lo scopo del nostro volume è però in primo luogo la riflessione sul riso come strumento espressivo artistico, inteso altresì come uno dei modi fondamentali per capire meglio il pensiero ←2 | 3→e il milieu del primo Novecento, il secolo inaugurato dal famoso saggio di Henri Bergson dedicato a questo fenomeno. Tra gli autori inseriti nel nostro volume si trovano nomi frequentemente studiati dal punto di visto del genere comico e/o umoristico, come Luigi Pirandello. L’intenzione del libro è tuttavia quella di mettere a confronto gli autori che spesso vengono analizzati separatamente, al fine di creare un reticolo delle intersezioni che la svolta comica ha creato nella letteratura italiana nel dato periodo e in cui si possano cogliere gli echi delle letture e delle influenze provenienti sia dall’estero sia dalla tradizione italiana.

Anche se la svolta decisiva a favore delle poetiche del riso arriva solo con il ventesimo secolo, vale a dire in un’epoca in cui del fenomeno del riso iniziano a interessarsi non solo gli studi filosofici ed estetici, ma anche molte discipline a quel tempo moderne, come la psicologia o l’antropologia, all’interno di un mutato scenario culturale in cui la questione sull’ontologia del riso si pone come tema centrale, in questa sede abbiamo ritenuto importante prestare attenzione anche agli autori e testi che preannunciavano tale svolta e che fondarono le basi di cui si nutriranno generazioni successive di sostenitori del riso.

Nella struttura cronologica del libro abbiamo inserito i padri fondatori nel capitolo intitolato ‘Le radici. Riso filosofico’. I suoi protagonisti sono già stati citati: Leopardi e Dossi, come anche Jean Paul Richter e Theodor Lipps, letti e studiati come fonti indiscusse dell’umorismo non solo da Luigi Pirandello ma anche da Italo Svevo, come dimostrato nel capitolo sul riso dell’inetto. Nella riflessione sugli ispiratori del grande agrigentino manca purtroppo Alberto Cantoni, autore, tra l’altro, dell’originale romanzo Un re umorista (1891), a proposito del riso potevano essere presi in considerazione anche Federico De Roberto e Antonio Ghislanzoni, quest’ultimo famoso più come prolifico librettista. Ma, come si è già detto, il nostro libro non è complessivo e dimostra piuttosto verso quali autori è andato l’interesse degli studiosi.

Luisa Bertolini affronta la filosofia ‘scettica’ dell’umorismo di Carlo Dossi nel saggio ‘Ritagli di pensieri e d’immagini. La filosofia dell’umorismo di Carlo Dossi’, analizzando le riflessioni teoriche sull’umorismo contenute in Note Azzurre, il diario privato dello scrittore scapigliato lombardo, dove si riscontrano interessanti intertestualità con Jean Paul Richter ←3 | 4→e William Hogarth. Anche Rosina Martucci nel suo ‘Carlo Dossi, le Note Azzurre e la poetica dell’umorismo’ si occupa delle seimila note eccentriche delle Note Azzurre. Il Dossi anticipa Pirandello nella convinzione che il carattere della letteratura moderna sia l’umorismo che pretende sempre riflessione ed empatia. ‘L’antico e il moderno, il comico e l’umorismo, Leopardi e Pirandello a confronto’ è il titolo del saggio di Maria Luisa Pani che confronta la poetica del ridicolo di Leopardi con la poetica dell’umorismo di Pirandello, analizzandone i rispettivi scritti teorici dello Zibaldone e del saggio L’umorismo. Ne ‘Il risus interruptus e le dinamiche dell’umorismo. Jean Paul e Pirandello Fausto De Michele descrive come Pirandello usa il riso che, come per il suo modello di riferimento Jean Paul Richter, è solo il punto di partenza ‘leggero’ delle dinamiche umoristiche che affrontano spesso tematiche di rilievo ontologico. La comicità, da cui queste dinamiche scaturiscono, viene sempre inevitabilmente interrotta, per lasciare posto al dramma esistenziale. Anche Silvia Acocella va alla ricerca delle radici del riso in Pirandello. Nel saggio ‘Alterazioni di una bocca che ride: dall’umorismo inconciliato di Theodor Lipps alla risata dianoetica pirandelliana’ affronta le problematiche legate all’uso del grottesco in Pirandello e in Theodor Lipps. Illuminante in proposito è la definizione di ‘tragico’ di Lipps che lo diceva ‘fratello’ dell’umorismo, teorizzando una ‘Erhabenheit’, cioè una ‘sublimità’, del comico nell’umorismo.

La parte centrale del libro intitolato ‘Protagonisti’, contiene sia numerosi saggi dedicati ai grandi solitari della letteratura del primo Novecento, sia quelli che si occupano della poetica del riso dei membri dell’avanguardia storica, ossia delle risate futuriste. Tra i ‘protagonisti’ troviamo tra l’altro autori di testi che oggi rappresentano anche un’importante base teorica sulla riflessione sul riso, sul comico, sull’umorismo. Luigi Pirandello pubblicò nel 1908 la prima versione del suo saggio L’umorismo, un testo chiave per comprendere la poetica umoristica dell’agrigentino e allo stesso tempo un’originale riflessione sulla fortuna delle poetiche del riso nella letteratura italiana. Gli altri testi provengono della fucina futurista. Ne citiamo qui almeno due: il primo nel 1913 di Filippo Tommaso Marinetti che lancia il manifesto futurista Teatro di varietà, e un anno dopo, Aldo Palazzeschi che pubblica il manifesto Il controdolore. Qui, quest’ultimo propone addirittura un’apoteosi della risata, capovolgendo con il riscatto ←4 | 5→della commedia la tradizionale gerarchia canonica che riserva lo spazio della letteratura alta alla tragedia. Un altro illuminante contributo teorico potrebbe offrire la tesi di laurea di Angelo Fortunato Formìggini intitolata Filosofia del ridere: note e appunti, discussa nel 1907, ma pubblicata solo nel 1989 (Bologna: CLUEB), che purtroppo nel nostro volume non viene analizzata.

La parte centrale si apre con il capitolo ‘Riso dell’umorista’ che include in prevalenza contributi pirandelliani. Alessandra Sorrentino nel saggio intitolato ‘L’umorismo pirandelliano come vera e propria pratica della decostruzione’ prova a dimostrare come l’umorismo di Luigi Pirandello possa essere visto come un tentativo ante litteram di superare la metafisica della presenza, analizzando l’uso pirandelliano del discorso indiretto libero visto come pratica di decostruzione del soggetto. Felice Rappazzo nel suo ‘Umorismo e frammentazione narrativa: su Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello’ ci mostra le relazioni tra due forme diverse, ancorché relazionate, di scomposizione narrativa. Il saggio ‘I segni del trauma e le strategie umoristiche nelle novelle di Pirandello’ di Roberta Colombi intende verificare se l’umorismo letterario possa essere letto con l’ausilio di una prospettiva freudiana che ne metterebbe in luce il nesso con un’esperienza dolorosa – l’elaborazione di un disinganno – per cui le sue dinamiche andrebbero viste come l’applicazione di una vera e propria strategia difensiva. Giuseppina Amalia Spampanato spiega con il suo saggio ‘Risate pirandelliane come meccanismo di disvelamento’ come nella stagione del metateatro e dei romanzi surreali, la risata diventi un ghigno inquietante, un suono agghiacciante. La deformazione espressionistica dei tratti umani, paragonabile a una sorta di animalizzazione del personaggio, è quindi assimilabile al fenomeno della ‘vittoriosa invasione del brutto’ della narrativa novecentesca. Joanna Szymanowska nel saggio ‘Il fantastico, il riso, l’umorismo, la follia: riflessioni a margine della novella “Chi fu?” di Luigi Pirandello’ propone una interpretazione della novella, applicando il concetto di umorismo del fantastico romantico. Dušica Todorović, partendo dalle teorie del comico e in modo particolare dalla teoria della comunicazione paradossale proposta da Watzlawick, analizza nel suo ‘Utopia del riso e pragmatica del paradosso. A proposito di una possibilità del riso pirandelliano’ la risata provocata dalla comunicazione ←5 | 6→paradossale in alcune opere di Pirandello. Nel saggio ‘Pirandello e Marta Abba alla rappresentazione de La figlia di Jorio – momenti tra l’assurdo e il riso amaro’ Ilona Fried presenta il congresso internazionale sul teatro di prosa, che La Reale Accademia d’Italia organizzò nel 1934; un evento culturale che spiega bene anche il rapporto tra cultura e politica durante il ventennio fascista. Il suo è un contributo importante perché dimostra che sebbene l’ascesa del fascismo al potere abbia alquanto ostacolato lo sviluppo ufficiale delle poetiche del riso, il regime ha offerto allo stesso tempo una ricca fonte per ispirarle. Quando si è qualcuno è uno degli ultimi drammi di Luigi Pirandello ed è citato soprattutto per il dualismo tra vita e forma e per il forte carattere autobiografico, ma meno per la presenza del riso. Tereza Sieglová, dopo un breve excursus teorico generale, propone nel suo saggio ‘Le varie forme del riso in Quando si è qualcuno’ una rilettura, applicando due teorie del comico al dramma di Pirandello: la teoria della superiorità e la teoria dell’incongruenza. Solo due studiosi si sono concentrati sulla ricezione e adattamento dell’opera pirandelliana. Nel saggio ‘La ricezione del riso nella critica della commedia Così è (se vi pare) di Pirandello nel primo dopoguerra in Italia e in Polonia’ Gabriele La Rosa delinea storicamente la ricezione della risata e dell’ironia nella commedia di Pirandello Così è (se vi pare) nel periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale in Italia e Polonia. Il risultato è sorprendente, perché la critica italiana mette in risalto l’ironia della commedia mentre quella polacca ne lamenta l’assenza. Alessandro Marini propone nel saggio ‘Ridere per disperazione, ridere per cattiveria. Tu ridi di Luigi Pirandello, tra letteratura e cinema’ una dettagliata analisi dell’adattamento cinematografico che Paolo e Vittorio Taviani hanno fatto della novella Tu ridi. I Taviani trasformano la narrativa umoristica di Pirandello in un’allegoria oscura, basata sul contrasto di diversi elementi eterogenei.

Solo gli ultimi quattro saggi si occupano di altri importanti drammaturghi italiani del Novecento che nelle loro migliori opere contribuirono a coltivare la risata. Nel suo ‘Incomunicabilità e fiducia nel lettore: il riso umoristico nel teatro di Pirandello e di De Filippo’ Antonella Del Gatto mette a confronto gli espedienti umoristici di Pirandello e di De Filippo mettendone in risalto differenze più significative. Jolanta Dygul invece analizza nel saggio ‘Il comico nel primo Eduardo De Filippo’ i lavori giovanili ←6 | 7→di Eduardo, ovvero quelli scritti prima dell’incontro con Pirandello, soffermandosi innanzitutto sull’esame del modo in cui si crea la qualità comica nella tipologia dei personaggi, nella costruzione degli intrighi, nel comico di situazione e nella divisione dei ruoli nella rappresentazione teatrale. I racconti e le opere teatrali di Roberto Bracco occupano una posizione di rilievo tra le più importanti teorie avanzate sull’umorismo del primo Novecento e Antonella Di Nallo nel suo saggio ‘Le smorfie gaie e le smorfie tristi di Roberto Bracco’ piega nel dettaglio in cosa consista il tratto distintivo della scrittura di Bracco che si differenzia in due produzioni differenti: una seria e una comica. In fine Maria Grazia Trobia nel suo ‘Riso e alterità in due novelle di Pier Maria Rosso di San Secondo: “Tania”, “Napoli e Konisberga”’ si chiede se l’umorismo, l’ironia e gli aspetti grotteschi negli scritti di Rosso di San Secondo possano far parte degli elementi delle teorie classiche della risata e dell’umorismo comuni ai suoi tempi. Analizzando i racconti ‘Tania’ e ‘Napoli e Konisberga’ trova risposte che sono delle indicazioni utili per leggere e capire tutta l’opera di questo poco conosciuto ma talentuoso autore.

Il secondo capitolo tratta il ‘Riso del saltimbanco’, il riso clownesco rappresentato in Italia soprattutto da Aldo Palazzeschi (a cui è stato dedicato quel lontano convegno del 2014). Alice Flemrová nel suo ‘“Egli à creato perché ciò lo divertiva.” Tragedie ridicole di personaggi fuori chiave’ mette a confronto la poetica del riso di Pirandello con quella di Palazzeschi nel tentativo di dimostrare che anche se a prima vista paiono incompatibili una con l’altra, in realtà si tratta solo delle traiettorie opposte del movimento tra il comico e l’umoristico che tendono a incontrarsi nel sentimento del contrario. Cristina Terrile tratteggia nel saggio ‘Aldo Palazzeschi: l’umorismo come arte di giocare d’anticipo’ un quadro generale dell’umorismo di Aldo Palazzeschi, descrivendone le caratteristiche peculiari legate alle diverse opere. Il comico dello scrittore fiorentino sembra sorgere come un’emanazione del tragico. Il riso non è uno ‘strumento di smascheramento’, ma piuttosto uno strumento di autodifesa con cui l’artista gioca d’anticipo. La genesi e le peculiarità della commedia dolorosa di Aldo Palazzeschi, caratterizzata come un modo di vedere le cose senza il filtro dei propri costumi e convenzioni sociali, viene analizzata da Gino Tellini nel saggio ‘Il riso dolente del “saltimbanco dell’anima”’. Tellini distingue ←7 | 8→due modalità di comico una tipica della fase sperimentale dell’avanguardia e una della narrativa dopo il cosiddetto ritorno all’ordine. Nel saggio ‘Perelà, Homo ridens di fumo’ Satoko Ishida esplora la poetica della risata di Palazzeschi basata sull’anatomizzazione del corpo di Perelà. L’analisi parte dall’esame degli idiomi italiani e giapponesi riguardanti l’atto del ridere che esplorano come il riso si rapporta alla saggezza fisica. Inoltre, nel saggio sono analizzate anche le espressioni verbali di Perelà per definire un’identità che corrisponda alle sue particolari condizioni corporee. Con l’intenzione di esaminare i significati della risata e della derisione nel romanzo La piramide, Miruna Bulumete analizza nel saggio ‘Il riso e la derisione nel romanzo palazzeschiano La Piramide. Scherzo di cattivo gusto e fuor di luogo’ i protagonisti clowneschi del romanzo di Palazzeschi, concentrandosi sulle caratteristiche dei loro discorsi. Come Marinetti e Breton, Palazzeschi abolisce i confini tra moralità e immoralità, razionalità e irrazionalità, normale e patologico. Il capitolo si chiude con il saggio ‘L’irresistibile leggerezza del riso. Una lettura de L’interrogatorio della contessa Maria di Aldo Palazzeschi’ di Margherita Mesirca la quale analizza il ruolo della risata ne L’interrogatorio della contessa Maria di Aldo Palazzeschi, esaminandone da vicino gli effetti concreti sia nell’interazione tra i personaggi sia all’interno del funzionamento del testo stesso, inteso come sistema ideologico che rispecchia e si nutre di una peculiare visione e rappresentazione del mondo che proprio dal riso trae la sua linfa vitale.

Il terzo capitolo è dedicato al ‘Riso delle avanguardie’, il cui ruolo fu fondamentale nella rivalutazione estetica ed etica del riso nella produzione artistica.

Gianluca Picconi nel suo contributo ‘Esiste una poesia comica primonovecentesca? Materiali per uno studio del comico in poesia nel primo Novecento’ esamina il canone dei poeti comici appartenenti alla poesia italiana del primo Novecento, in particolare tra quelli ascrivibili al Futurismo, più ricettivi alle forme del comico. Nel saggio ‘“Morte ai morti” ovvero “Accidenti alla serietà”: Papini tra Marinetti e Palazzeschi’ Antonio Saccone si sofferma sulla poetica del grottesco così come è affrontata da Papini in due prose pubblicate sulla rivista Lacerba. Inoltre, analizza rapporti tra il manifesto Teatro di Varietà di Marinetti e il manifesto Il Controdolore di Palazzeschi. Nel saggio ‘Le risate di Marinetti, di Palazzeschi e di Luciano ←8 | 9→Folgore’ Jiří Pelán descrive come viene concepita la risata da Marinetti, Palazzeschi e Folgore. Nell’opera di Marinetti, l’umorismo è raramente puro e tende alla satira e al sarcasmo. Per Palazzeschi la risata è una chiave, in grado di aprire il mondo. Folgore intende l’umorismo come un fenomeno sostanzialmente lirico, che fa eco alla tradizione sterniana e romantica. Antonio Saccoccio tratta nel suo ‘Il lato Dada del Futurismo: risata e dissacrazione nell’avanguardia fondata da Marinetti’ il lato meno appariscente del Futurismo, quello che preferisce l’ironia allo scontro frontale, la risata irriverente alla belligeranza. Un Futurismo che anticipa i grandi temi del Dada, da Marinetti a Cangiullo, da Papini a Palazzeschi, da Folgore a Balla e Depero. Il rapporto di Alberto Savinio con le prime avanguardie, la sua affinità con Apollinaire e la sua critica implicita ai futuristi all’interno dei Chants de la Mi-Mort esamina Marie-José Tramuta nel saggio ‘Alberto Savinio ovvero il riso di Mercurio’. Sandra Milanko chiude il capitolo con il suo ‘Bontempelli umorista e L’Eden della tartaruga’, in cui ripercorre lo sviluppo dell’umorismo unico di Bontempelli nei racconti e nelle commedie scritte durante il suo breve periodo futurista e i primi anni del dopoguerra, segnati dal suo ripudio del futurismo, reinterpretazione della poetica dell’arte metafisica e creazione del novecentismo e realismo magico.

Italo Svevo è dopo Luigi Pirandello l’autore più frequentato del presente libro. Il quarto capitolo con il titolo ‘Riso dell’inetto’ raccoglie saggi dedicati al triestino che ha celebrato la potenza liberatoria del riso soprattutto nei testi della sua maturità. Nel saggio ‘Ridere e deridere: forme del riso nella scrittura di Svevo’ Michela Rusi analizza le forme della risata nella scrittura di Svevo in tutti i suoi aspetti: risata, sorriso, derisione nella produzione romanzesca di Svevo. L’oggetto di indagine del contributo ‘Uno studio su “Una burla riuscita” di Italo Svevo’ di Sawa Ischii è l’analisi della cosiddetta ‘sincerità della narrazione’ di Italo Svevo attraverso il suo racconto citato nel titolo. Lo scopo è quello di vedere la sincerità come un’attitudine nascosta tra i dislivelli creati dai fatti narrati che portano le risa nel testo. Barbara Sturmar affronta nel suo ‘Il riso sgangherato. Italo Svevo e l’ironia: un’aggressione giocosamente sublimata l’umorismo e l’ironia in Italo Svevo’, due concetti multiformi e difficilmente afferrabili che sono tuttavia descrivibili in funzione della cooperazione interpretativa del lettore. Siamo in presenza di variazioni del Witz che affonda le sue radici ←9 | 10→nell’antica cultura ebraica mitteleuropea. Generalmente piuttosto trascurata drammaturgia di Svevo viene analizzata nel saggio ‘Il teatro di Svevo tra comico e “sublime rovesciato”’ da Chiara Marasco, la quale affronta i temi dell’ironia e della commedia nella retorica dell’autore, tenendo conto che lo scrittore triestino ‘raramente è serio come quando scherza’. Il suo ebraismo di fondo fa sì che molti dei suoi personaggi indossino la maschera yiddish di Schlemihl trasformandosi in persone goffe e ridicole. Chiara Selleri propone nel saggio ‘Il riso come terapia: “Lo specifico del dottor Menghi” di Italo Svevo’ una lettura attenta del racconto di Svevo che potrebbe essere considerato il punto di congiunzione tra i romanzi precedenti e quello successivo. La risata qui inizia e chiude la storia e l’ironia finisce per svelarsi come la caratteristica più distintiva della scrittura dello scrittore triestino. Sonia Trovato propone nel suo ‘Giolona e le altre. Rovesciamento e parodia della donna-angelo nei romanzi di Italo Svevo’ un’analisi del modo in cui i topoi letterari ‘dama angelica’ e ‘amor cortese’ vengono comicamente sfatati nell’opera di Italo Svevo. A tal fine vengono progressivamente messi a fuoco i vari personaggi femminili dell’autore, così da svelare l’uso irriverente e ironico che egli fa di quelli che sono i pilastri portanti della tradizione letteraria del Dolce Stil Novo di Dante e di Petrarca. Nel saggio ‘Italo Svevo e il riso ben temperato. Appunti sulla Novella del buon vecchio e della bella fanciulla’ Walter Geerts analizza il testo ricco di paradossi, nel campo delle modalità retoriche relative alla dialettica della menzogna e della verità, in cui l’autore triestino riprende anche le riflessioni filosofiche ed estetiche di Jean Paul su questa tematica. Secondo Maria Celeste Tommasello Ramos La coscienza di Zeno di Italo Svevo e Memorie postume di Bras Cubas dello scrittore brasiliano Machado de Assis, hanno molti punti in comune, a cominciare dall’uso costante dell’ironia, intesa come strategia linguistica che partecipa alla creazione del discorso come fatto sociale e storico come cerca di dimostrare nel suo saggio ‘La presa di coscienza e il pessimismo attraverso l’ironia in La coscienza di Zeno, di Italo Svevo e Memorie postume di Bras Cubas, di Machado de Assis’.

La terza e l’ultima parte del libro porta il titolo ‘Gli sbocchi’ ed è dedicata a quelli che hanno raccolto il testimone delle poetiche del riso nel periodo tra le due guerre mondiali, sotto il fascismo. Il riso in questo periodo comincia a rappresentare anche una possibile via di fuga o di rivolta. ←10 | 11→Lo dimostrano i saggi divisi in tre brevi capitoli: I. ‘Riso assurdo’, II. ‘Riso ermeneutico’ e III. ‘Riso sovversivo-difensivo’.

Il primo capitolo si apre con il saggio ‘Dal fantastico al possibile: la lingua scomposta. Umorismo morfologico e sintattico nell’opera di Tommaso Landolfi’ in cui Novella Di Nunzio illustra, con l’aiuto delle teorie sul fantastico di Tzvetan Todorov, il contributo di Tommaso Landolfi all’evoluzione modernista del genere fantastico accoppiato alle dinamiche umoristiche, partendo dagli esempi di Gogol’ e Kafka. Alessandro Gaudio nel saggio ‘“I versi sono un vizio osceno” Ironia, forma e parola della poesia di Tommaso Landolfi’ focalizza la sua attenzione sulle opere poetiche di Tommaso Landolfi dove si riscontra un’imprevedibile ironia della parola. Gisele De Oliveira Bosquesi nel suo ‘L’assurdo che ride: l’umorismo di Pirandello nei racconti “Il vanitoso” e “L’albergo splendido” di Alberto Moravia’ analizza due racconti di Alberto Moravia pubblicati nei primi anni Quaranta. Gli eventi traumatici di quel periodo segnarono la scrittura di Moravia in modo così forte, che la semplice testimonianza non sarebbe bastata a rappresentare la realtà. Nei due racconti, la mitologia assieme al grottesco e all’assurdo sono in grado di provocare una risata. Il contributo di Anna Pozzi ‘Dino Buzzati e la serietà dell’ironia: il mondo attraverso un “sovvertito divertimento parodico”’ prende in esame una serie di racconti in cui l’umorismo, l’ironia e il grottesco sono utilizzati da Dino Buzzati come mezzi per stigmatizzare il sentimento di profondo dolore tipico di tutta la sua opera.

Il secondo capitolo contiene soli due saggi dedicati a Carlo Emilio Gadda, l’autore che nel volume meriterebbe senza dubbio più spazio e più punti di vista. Marco Carmello tratta la funzione della risata come mezzo principale nella poetica di Carlo Emilio Gadda nel saggio ‘Kosmos: o del riso ermeneutico in Carlo Emilio Gadda’ e Laura Parola indaga il groviglio di sentimenti e pensieri contrastanti sulle donne di Gadda nel suo ‘Polli, galli e galline nel cortile di Carlo Emilio Gadda’.

Nel terzo capitolo troviamo contributi tematicamente eterogenei che riflettono la funzione sovversiva e/o difensiva della risata. Il primo è anche l’unico che analizza i testi scritti dalle donne per confutare un’eventuale idea che il riso sia una ‘roba da maschi’. Carla Gubert nel saggio ‘Il riso di Demetra: ironia, parodia e umorismo in alcune scrittrici italiane durante la ←11 | 12→Grande Guerra’ esamina opere di Amalia Guglielminetti e Paola Drigo che osservano con uno sguardo tagliente e ironico il vuoto del grottesco volto virile della guerra, che le rende acuti e disincantati interpreti della società del loro tempo. Nel saggio ‘Il “buon umorismo” di Achille Campanile’ Cinzia Gallo analizza la raccolta di saggi Cantilena all’angolo della strada in cui Campanile tratta diversi comportamenti umani con attitudine irriverente, ma con profonda simpatia e compassione. Sarah Zappulla Muscarà presenta nel suo saggio ‘Il sottilmente umoristico viaggio autunnale di Ercole Patti’ l’autore catanese che ha le sue radici nella lunga tradizione siciliana di realismo che risale a Domenico Tempio e rivive nelle sue forme di comicità, di umorismo, di ironia e satira. Nel saggio ‘L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa. Timor sacro di Stefano Pirandello’ Gabriella Valente esamina i procedimenti dell’umorismo che stanno alla base del romanzo Timor sacro di Stefano Pirandello, figlio del Premio Nobel Luigi. Chiara Mengozzi nel suo ‘La guerra di Flaiano, o l’etica della farsa’ in evidenza un aspetto specifico dell’umorismo di Flaiano, concentrandosi sui suoi due primi lavori: La guerra spiegata ai poveri e Tempo di uccidere. Entrambi i testi condividono la stessa demistificazione della retorica bellicosa, ma differiscono l’uno dall’altro nel trattamento dei personaggi e sul livello della riflessione metaletteraria.

Per completezza, in fine, va detto che anche nella parte finale mancano alcuni nomi importanti. In primis Vitaliano Brancati, l’autore dei brillanti saggi che trattano il tema principale del nostro volume, di cui vogliamo ricordare almeno ‘Il comico nei reggimi totalitari. L’uomo a molla’ e ‘Il comico nei reggimi totalitari. Il bacio del gregario’. L’altro nome di cui si sente la mancanza è senza dubbio quello di Cesare Zavattini.

Comunque, ribadisco che il nostro scopo è stato quello di mettere a confronto varie e differenti poetiche del riso, per creare sia una linea diacronica dal romanticismo al modernismo sia un dialogo sincronico tra esperienze, punti di vista, luoghi e destini. Un dialogo basato sulla diversità che umoristicamente tende a scomporre ogni immagine o rappresentazione troppo univoca, troppo ideale. La materia affrontata nei contributi di questo volume, infatti, dimostra che il riso come oggetto di studi e di riflessioni risulta difficilmente definibile, afferrabile e catalogabile, ma nello stesso tempo rivela la posizione centrale del riso nella produzione letteraria nel ←12 | 13→periodo scelto. Tra le intenzioni del volume c’è quella di far vedere che il riso usato come difesa e come attacco, come ribellione, come fuga, come maschera, ma anche smascheramento ha nella varietà delle sue forme una costante, che è quella dello strumento di liberazione dell’individuo dalla gravità di tante costrizioni: di quelle esistenziali, sociali, politiche, ideologiche e di tante altre potenziali. Inoltre, va sottolineata anche la funzione terapeutica del riso: molti degli autori analizzati si servono della risata per superare traumi privati e collettivi. E non sarà un caso che è proprio il periodo dopo la caduta del mito positivistico e dei dogmi religiosi quello in cui i letterati cercano di reagire alla perdita delle certezze con la scelta dell’approccio ironico, comico e umoristico alla realtà. A mio avviso, leggendo questo libro, le voci dei singoli scrittori studiati si intrecciano sia tra di loro sia con quelle degli autori del volume in uno stimolante flusso pieno di riferimenti reciproci, radici comuni e una collettiva festa della risata.

Concludendo, voglio pensare che il nostro libro non sia venuto al mondo con un imperdonabile ritardo, bensì nel momento giusto. Vale a dire nel momento giusto per riproporre il riso – con la ricchissima varietà delle sue sfumature e tonalità – come una risorsa esclusivamente umana con cui si possa affrontare il male di vivere. Proibire all’uomo di ridere non può portare risultati positivi. Così si rischia o di farlo deperire come succederebbe ad ogni essere vivente senza ossigeno oppure di farlo scoppiare per l’eccessiva pressione d’ossigeno accumulato senza alcuna via d’uscita.

Alice Flemrová

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A mo’ di prefazione…

Dell’idea d’intitolare Le poetiche del riso il convegno organizzato dall’ Università Carlo IV a Praga nel 2014, la maternità può rivendicarla solo Alice Flemrová, che con me ha curato questo importante volume dedicato alla letteratura italiana del Novecento.

Personalmente ho sempre preferito parlare di ‘dinamiche’ oppure di ‘strutture’ del comico, ma devo qui ammettere che parlare di ‘poetiche del riso’ è una scelta più coraggiosa e, per certi versi, anche più corretta. È giusto usare il plurale poetiche, perché si sottolinea in questo modo l’enorme e variegato ventaglio che comprende diversi tipi di comico. È corretto parlare di poetica, poiché la parola in greco ποιητική (τέχνη) nella sua etimologia indica la disciplina, la tecnica, e per estensione, la norma su cui si basa la produzione artistica pensata e scritta per provocare il riso. Nel caso del riso, le poetiche si muovono tuttavia su tre direttrici principali. La prima è quella vitalistica che si basa bachtiniamente sulla violazione delle regole, sul capovolgimento delle gerarchie e quindi sull’eversione nei confronti dell’autorità sia essa politica che letteraria, per proporre una contro-cultura o una contro-letteratura alternativa. La seconda fa un uso del riso in modo ‘conservatore’, finalizzato solo a punire per educare chi non segue le regole, come ha spiegato Bergson. La terza, teorizzata da Jean Paul Richter, affonda le sue radici nel romanticismo tedesco e prende il riso a pretesto, per attirare l’attenzione e invitare a una riflessione che parte sempre dal ridicolo, ma sfocia nel drammatico. Tuttavia, le modalità di realizzazione del comico sono praticamente infinite.

Molto coraggiosa, e pressocché programmatica, è infine, la scelta del sostantivo riso. Il riso è, infatti, l’ultimo risultato della dinamica creata dalla comicità, ed è un aspetto importantissimo proprio perché – lasciatemelo dire così – è dalla risata che si riconosce il tipo di comico.

Inoltre, nella scelta del titolo, mi piace segnalare il gioco meta-ironico con il doppio significato della parola ‘riso’ che Alice Flemrová aveva proposto, a mo’ di allegra provocazione, al convegno, scegliendo una locandina che ←15 | 16→ricordava vagamente una confezione dell’amato cereale, che ora si può vedere riproposta qui ad abbracciare ironicamente il libro. Il comico, d’altronde come è risaputo, pretende sempre la sospensione della serietà e chiede al lettore/spettatore un grande sforzo ermeneutico difronte al paradosso, al grottesco, al ridicolo, al sarcasmo, al satirico, al Witz, al Kitsch-controllato, all’umorismo, all’ironia, allo humor nero, al nonsense, alla parodia, al bon mot, alla caricatura, al cinismo e all’idiozia. Tutte forme di comicità, che con l’intenzione di cercare l’esagerazione (che è un’altra categoria del comico), ho voluto elencare qui, perché esse rappresentano altrettanti sistemi solari, in quella che io chiamo la galassia del comico.

Grande e variegata è la produzione di testi, dove diverse poetiche del riso sono usate con maestria da rappresentati famosi della letteratura del Belpaese. Tra tutti gli autori spiccano per il numero dei contributi a loro dedicati: Pirandello, Svevo e Palazzeschi. Troviamo poi anche i nomi di Flaiano, Marinetti, Rosso di San Secondo, Dossi, Savinio, Bontempelli, De Filippo, Bracco, Landolfi, Buzzati, Gadda, Campanile, ma segnaliamo anche Patti, Buzzi, Cavacchioli, Lucini, Tizzoni, Farfa, Folgore e Cangiullo. Tutti autori che hanno saputo creare poetiche del riso ad hoc legate via via alle più disparate necessità e contingenze del momento politico oppure con l’intenzione di creare parodie della società italiana del Novecento, che, bisogna dirlo, non solo alla parodia, ma anche al sarcasmo, alla caricatura e alla satira spesso si è molto facilmente prestata e si presta tuttora. Leggendo i diversi usi del comico che fanno i tanti autori analizzati in questo volume, non solo non è difficile ricostruire una vera e propria sociologia del comico per un arco di tempo che copre quasi un secolo, ma si ottiene un panorama dettagliato delle fonti e dei modelli storici di riferimento a cui hanno attinto nomi importanti della produzione letteraria nazionale. E del resto da sempre nella letteratura si è attribuito al riso una funzione di critica salvifica: ridendo castigat mores, oppure si è anche usato come paravent formale per celare la sostanza di una critica sociale, religiosa o politica: ridendo dicere verum, o spesso e più semplicemente, è stato usato per educare dilettando: miscere utile dulci.

Concludendo, a tutti questi artisti, che spesso hanno attinto a piene mani dalla galassia del comico, parafrasando quello che diceva Brian Moloney di Italo Svevo, si può attribuire un atteggiamento comune, e ←16 | 17→cioè quello dello scrittore che sviluppa poetiche del riso: il quale ‘raramente è così serio, come quando scherza’.

Fausto De Michele

Details

Pages
XVI, 694
Year
2023
ISBN (PDF)
9781789976618
ISBN (ePUB)
9781789976625
ISBN (MOBI)
9781789976632
ISBN (Hardcover)
9781789976601
DOI
10.3726/b16253
Language
Italian
Publication date
2023 (April)
Keywords
Comico umorismo ironia grottesco letteratura italiana moderna teatro italiano del Novecento Comic humor irony grotesque modern Italian literature Italian theater of the twentieth century Le poetiche del riso Alice Flemrová Fausto De Michele
Published
Oxford, Bern, Berlin, Bruxelles, New York, Wien, 2023. XVI, 694 p., 2 tab.

Biographical notes

Alice Flemrová (Volume editor) Fausto De Michele (Volume editor)

Alice Flemrová ha insegnato letteratura italiana presso l’Università Carlo IV di Praga. Autrice di due monografie e di decine di saggi sulla letteratura dell’Ottocento e del Novecento. Curatrice e co-traduttrice di due volumi del teatro di Pirandello in ceco. Ha tradotto più di 70 titoli della letteratura italiana. Nel 2017 le è stato conferito il Premio Flaiano di Italianistica. Nel 2020 ha vinto il Premio Josef Jungmann per la migliore traduzione della Repubblica ceca. Fausto De Michele è professore associato di Letterature Comparate presso l’Istituto di Romanistica dell’Università di Graz e presso l’Istituto di Letterature Comparate dell’Università di Vienna. Ha pubblicato saggi su diversi autori europei del Novecento, sulle teorie del Comico e sulla Commedia dell’Arte. È autore delle monografie: Guerrieri ridicoli e guerre vere nel teatro comico del ´500 e del ´600. Italia, Spagna e paesi di lingua tedesca (1998) e Phänomene einer Rezeption: Luigi Pirandello zwischen Intertextualität und Intermedialität (2015).

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