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Tabucchi postumo

Da "Per Isabel" all’archivio Tabucchi della Bibliothèque nationale de France

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Thea Rimini

I personaggi di Antonio Tabucchi devono spesso confrontarsi con una dimensione "postuma", agendo in una temporalità sghemba abitata da vivi e da morti. Postumi sono anche i libri e le traduzioni usciti dopo la scomparsa dell’autore, come la raccolta di saggi Di tutto resta un poco e soprattutto il romanzo Per Isabel. Un mandala. Affrontare il tema di "Tabucchi postumo" significa altresì cominciare la perlustrazione del prezioso fondo donato dai famigliari dello scrittore alla Bibliothèque nationale de France e conoscere i materiali, perlopiù inediti, conservati nell’archivio privato di Lisbona. Attraverso queste collezioni, nei prossimi anni si potrà riportare alla luce quel Tabucchi che ancora non conosciamo. Posteri e postumi sono infine i numerosi scrittori – italiani e stranieri – che hanno consapevolmente accolto l’eredità tabucchiana nelle loro opere.

Gli autori di questo libro hanno declinato l’aggettivo "postumo" attraverso diverse angolazioni secondo una pluralità e ricchezza di approcci che ha dischiuso promettenti piste di ricerca per gli studi futuri. E viene qui presentata la prima descrizione dettagliata dei tesori custoditi nelle diverse sedi archivistiche.

In apertura del volume sono pubblicati un testo edito e uno inedito dello scrittore. Apparso nel 1997 sul Corriere della Sera e mai più ripubblicato, il primo s’intitola «La Vedovilità che c’è in noi» e costituisce un monito ironico per chi si occuperà dei testi inediti. Il secondo, Sogno di Madonna Fiammetta, dama amata da Messer Boccaccio, rappresenta invece un "sogno di sogno" disperso. Un nuovo, e affascinante, percorso onirico.

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Da Perdute salme a Il filo dell’orizzonte: intrecci e confronti (Thea Rimini)

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Da Perdute salme a Il filo dell’orizzonte: intrecci e confronti

Thea Rimini

Université Libre de Bruxelles, Université de Mons

I. Titoli e onomastica

Il filo dell’orizzonte è un romanzo dall’elaborazione lunga e travagliata. Sin dal titolo. Nella versione dattiloscritta del 1981, conservata nel fondo Tabucchi della Bibliothèque nationale de France e oggetto del presente contributo, si intitolava Perdute salme.1 Ma sotto l’intestazione c’era un altro titolo, o forse un sottotitolo: La mala vita. L’espressione dovrebbe indicare la vita contraria alla legge, la criminalità, ma scritta così staccata, in deroga alle regole grammaticali, sembra alludere al male di vivere più che a una vita malvagia. Rimanda a quella stanchezza ontologica che avverte il protagonista, aiutante all’obitorio di Genova, alla ricerca di informazioni sull’identità del cadavere di un giovane arrivato di notte alla morgue.

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