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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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La contraddizione irrisolta. Modernità e arretratezza nell’Italia del boom (Leonardo Casalino)

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La contraddizione irrisolta. Modernità e arretratezza nell’Italia del boom

Leonardo CASALINO

«Ma come possiedo la storia essa mi possiede, ne sono illuminato, ma a che serve la luce»? Già nel 1954, dunque, a distanza di 17 anni dalla morte di Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini pensava che la storia avesse cessato di illuminare il cammino verso l’avvenire. Soltanto nella storia sarebbe stato possibile attingere la vita, sempre che si fosse stati in grado di operare in essa «con pura passione». Naufragato «il profondo e ingenuo sforzo di rifare la vita» in un «silenzio fradicio e infecondo», Pasolini rendeva comunque omaggio «all’umile fratello che aveva cercato di delineare i contorni dell’ideale che illumina, in quel maggio italiano in cui l’errore era ancora vita, in quel maggio italiano che alla vita aggiungeva almeno ardore»: luce della forza morale che aveva caratterizzato la primavera dei movimenti socialisti prima che gli effetti dell’esercizio del potere costringessero anch’essi al disincanto. O comunque a una drastica riduzione delle loro primitive speranze1.

Di Gramsci, Pasolini, alla metà degli anni Cinquanta, aveva potuto conoscere soltanto una parte del «ritmo del suo pensiero».2 Bisognerà attendere il 1975, proprio l’anno del suo omicidio a Ostia, per poter disporre, edita dalla casa editrice Einaudi, della prima edizione filologica che rispettasse la cronologia delle Note dei Quaderni del carcere, per la cura di Valentino Gerratana, il quale aveva seguito l’impulso dato in questa direzione da Palmiro Togliatti poco prima di morire....

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