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Maîtres, précepteurs et pédagogues

Figures de l’enseignant dans la littérature italienne

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Stefano Lazzarin and Agnès Morini

L’ouvrage analyse les représentations littéraires de celui qui incarne l’autorité par sa maîtrise de la culture et du langage, l’enseignant, qui a une longue histoire dans la littérature italienne, depuis l’Atlant du Roland Furieux en passant par les pédagogues des comédies du XVIe s. et les précepteurs du XVIIIe s. (Parini, Il giorno), les maîtres d’école du roman du XIXe s., jusqu’aux fréquentes variations sur le thème dans la littérature du XXe s. Si le premier est un sage, aux facultés supérieures voire magiques, le précepteur de la comédie n’est qu’une caricature, comme le pédagogue vaniteux et pédant du XVIIIe s. Puis le maestro se transforme en figure du malheur : suspendu dans une position ambiguë, entre maître et serviteur, il suscite la suspicion des autres ; plein d’ambitions frustrées, il ne dispose que de sa culture et de son talent pédagogique pour tenter d’échapper à son rôle subalterne. Pour le XXe s., entre autorité reconnue ou contestée, les exemples retenus sont nombreux : G. Mosca, Ricordi di scuola ; L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano ; N. Ginzburg, Lessico famigliare ; la lettre à Gennariello des Lettere luterane de Pasolini, etc.

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Bontempelli, «Socrate moderno». Dal ritratto del maître al rifiuto del maître à penser (Beatrice Laghezza)

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Beatrice Laghezza

CELEC 2014

Bontempelli, «Socrate moderno». Dal ritratto del maître al rifiuto del maître à penser

Tra il 1903 e il 1909 Massimo Bontempelli, giovane dottore in Lettere e in Filosofia, già sogna di diventare scrittore e per sbarcare il lunario si dedica nel frattempo all’insegnamento medio peregrinando tra varie sedi scolastiche, dal Piemonte alle Marche. A scuola Bontempelli lavora sempre come incaricato, non riuscendo a superare i concorsi per l’immissione in ruolo, e nel 1910 abbandona definitivamente la professione per stabilirsi a Firenze e tentare una volta per tutte la carriera letteraria1. La sua prima raccolta narrativa, pubblicata nel 1908 dall’editore torinese Lattes, ha però il titolo emblematico di Socrate moderno e si presenta al lettore come una collezione in parte autobiografica di «osservazioni» sulla «vita professorale»2. Il libro è dedicato allo scrittore e intellettuale Dino Mantovani, per molti anni insegnante nella scuola secondaria, poi preside, a Torino, alla cui vita letteraria, com’è noto, partecipò attivamente. Nella dedica, datata settembre 1906, Bontempelli ricorda che Mantovani è stato membro della commissione che nel 1902 lo ha laureato iniziandolo «alla carriera gloriosa dell’insegnamento»3. E difatti, continua lo scrittore, le «novelle» riunite nel volume «sono il frutto dei [suoi] quattro anni di insegnamento», anche se «tem[e] che i [suoi] scolari non ne abbian cavato altrettanto»4. Ad ogni modo, i personaggi protagonisti dei dodici racconti che compongono il libro sono tutti professori, e tutti, afferma Bontempelli, pretendono di incarnare, ciascuno alla sua maniera,...

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