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Maîtres, précepteurs et pédagogues

Figures de l’enseignant dans la littérature italienne

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Stefano Lazzarin and Agnès Morini

L’ouvrage analyse les représentations littéraires de celui qui incarne l’autorité par sa maîtrise de la culture et du langage, l’enseignant, qui a une longue histoire dans la littérature italienne, depuis l’Atlant du Roland Furieux en passant par les pédagogues des comédies du XVIe s. et les précepteurs du XVIIIe s. (Parini, Il giorno), les maîtres d’école du roman du XIXe s., jusqu’aux fréquentes variations sur le thème dans la littérature du XXe s. Si le premier est un sage, aux facultés supérieures voire magiques, le précepteur de la comédie n’est qu’une caricature, comme le pédagogue vaniteux et pédant du XVIIIe s. Puis le maestro se transforme en figure du malheur : suspendu dans une position ambiguë, entre maître et serviteur, il suscite la suspicion des autres ; plein d’ambitions frustrées, il ne dispose que de sa culture et de son talent pédagogique pour tenter d’échapper à son rôle subalterne. Pour le XXe s., entre autorité reconnue ou contestée, les exemples retenus sont nombreux : G. Mosca, Ricordi di scuola ; L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano ; N. Ginzburg, Lessico famigliare ; la lettre à Gennariello des Lettere luterane de Pasolini, etc.

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La figura del maestro nell’opera poeticadi Domenico Tempio (1750–1821) (Chiel Monzone)

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Chiel Monzone

Université d’Avignon et des Pays de Vaucluse/ Université de Salerne

La figura del maestro nell’opera poetica di Domenico Tempio (1750–1821)

Il Settecento siciliano risulta contrassegnato da una qualche evoluzione. Nonostante un ancien régime feudale strenuamente attaccato ai privilegi e alla propria sopravvivenza, l’isola mediterranea partecipò a suo modo a quel processo di trasformazione della società che fu il risultato di un Illuminismo irregolarmente diffuso in Europa: in Inghilterra, in Francia e in alcuni Stati dell’Italia preunitaria (ducati di Parma e di Modena, Toscana, Lombardia e Napoli). Per quanto la Sicilia vivesse un percorso tardivo, sofferto e in buona parte incompiuto, una crescita non mancò di manifestarsi per il levarsi di (non moltissime) voci intellettuali più progressiste. Tra spinte e controspinte, lo sviluppo si manifestò anche sul piano della cultura: fra gli episodi più rilevanti, il riscatto dal monopolio dei gesuiti1, cacciati dall’isola il 10 dicembre←355 | 356→ 17672; lo sviluppo della scuola pubblica3; l’introduzione di sistemi educativi più moderni ed evoluti a dispetto del retrogrado dominio spagnolo, che aveva bloccato l’istruzione4. Per quanto concerne, in particolare, l’insegnamento, oltre ai seminari quali centri di istruzione, alle scuole per i nobili – si pensi al noto collegio Cutelli immortalato da Domenico Tempio ai vv. 4–6 dell’ottava 18 del canto III del poemetto Lu veru piaciri5 – e a quelle pubbliche elementari (dette «normali»), diffusa era la figura del «precettore»: insegnante privato, di provenienza anche francese, aveva il compito di istruire i figli del...

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