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Maîtres, précepteurs et pédagogues

Figures de l’enseignant dans la littérature italienne

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Stefano Lazzarin and Agnès Morini

L’ouvrage analyse les représentations littéraires de celui qui incarne l’autorité par sa maîtrise de la culture et du langage, l’enseignant, qui a une longue histoire dans la littérature italienne, depuis l’Atlant du Roland Furieux en passant par les pédagogues des comédies du XVIe s. et les précepteurs du XVIIIe s. (Parini, Il giorno), les maîtres d’école du roman du XIXe s., jusqu’aux fréquentes variations sur le thème dans la littérature du XXe s. Si le premier est un sage, aux facultés supérieures voire magiques, le précepteur de la comédie n’est qu’une caricature, comme le pédagogue vaniteux et pédant du XVIIIe s. Puis le maestro se transforme en figure du malheur : suspendu dans une position ambiguë, entre maître et serviteur, il suscite la suspicion des autres ; plein d’ambitions frustrées, il ne dispose que de sa culture et de son talent pédagogique pour tenter d’échapper à son rôle subalterne. Pour le XXe s., entre autorité reconnue ou contestée, les exemples retenus sont nombreux : G. Mosca, Ricordi di scuola ; L. Mastronardi, Il maestro di Vigevano ; N. Ginzburg, Lessico famigliare ; la lettre à Gennariello des Lettere luterane de Pasolini, etc.

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Figure del pedante nella commedia del Cinquecento (con un’ipotesi su una fonte plautina) (Federica Greco)

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Federica Greco

Université Grenoble III/Stendhal

Figure del pedante nella commedia del Cinquecento (con un’ipotesi su una fonte plautina)

«Parlare in bus e bas», «in cuius», «per lettera», sono solo alcune delle espressioni con le quali viene definito l’oscuro e pretenzioso linguaggio del pedante, frutto di un’originale commistione di volgare e latino. Tale caratteristica, specifica di questa figura, contribuì in maniera significativa a renderlo uno dei tipi comici prediletti dal teatro volgare ed erudito del Cinquecento. A partire dalla sua prima comparsa sulla scena nella Calandria (1513) di Bernardo Dovizi da Bibbiena, la sua fortuna perdurò per tutto il secolo, giungendo al suo apice nel Candelaio (1582) di Giordano Bruno. Ma lo ritroviamo anche nel teatro secentesco e, mutatis mutandis, nella commedia dell’arte: non manca, infatti, chi ha individuato nel pedante un archetipo della maschera bolognese del dottor Balanzone, o del Dottor Lombardo ne Il servitore di due padroni (1745) di Goldoni.

Non è sicuramente questa la sede adatta per soffermarci sul vastissimo corpus di occorrenze1, e non potremo che accennare brevemente all’appartenenza di questo personaggio a un contesto culturale in cui la satira del pedantismo era diffusissima in tutti i generi letterari tra il XV e il XVI secolo2. L’ampiezza del successo di←409 | 410→ questa tematica rivela quanto la questione della deriva di un sapere ormai irrigidito nella sterile imitazione fosse centrale per i letterati dell’epoca. Possiamo, anzi, affermare che il pedantismo sia in un certo senso consustanziale all’umanesimo stesso in quanto...

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