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MIMOS 2014

Omar Porras

Series:

Joel Aguet, Anne Fournier, Paola Gilardi and Andreas Härter

Metteur en scène et comédien, Omar Porras a mené les destinées du Teatro Malandro d’un squatt genevois aux plus grandes scènes internationales. Avec le Théâtre Kléber-Méleau de Renens, il reprend une institution qui porte, comme Malandro, le nom d’un être libre. La Société suisse du théâtre documente son parcours et souhaite faire connaître sa créativité éclectique.

Als Regisseur und Schauspieler hat Omar Porras die Geschicke des Teatro Malandro von den Genfer Anfängen in einem besetzten Haus bis auf die grössten internationalen Bühnen gelenkt. Mit dem Théâtre Kléber-Méleau in Renens übernimmt er ein Haus, das wie Malandro den Ruf hat, freigeistig gesinnt zu sein. Die Schweizerische Gesellschaft für Theaterkultur dokumentiert seinen Werdegang und will Gelegenheit bieten, seine Kreativität, die Traditionen und Stile kombiniert, zu entdecken.

Il regista e attore Omar Porras, dopo aver condotto le sorti del Teatro Malandro da uno squat ginevrino alle più importanti scene internazionali, prende le redini del Teatro Kléber-Méleau di Renens che, come Malandro, porta il nome di uno spirito libero. La Società Svizzera di Studi Teatrali documenta il suo percorso con l’intento di fare conoscere la sua creatività eclettica.

As a director and actor, Omar Porras has guided the destinies of the Teatro Malandro from a squat in Geneva to the greatest international stages. He now takes charge of the Théâtre Kléber-Méleau in Renens, another institution that like the Malandro bears the name of a free spirit. The Swiss Society for the Dramatic Arts has documented his career in the hope of making his eclectic creativity known to a broader audience.

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Pierre Lepori

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v Pierre Lepori Porras (s)mascherato 245 Résumé Zusammenfassung Abstract 246 Le Père Ubu (Omar Porras) et la Mère Ubu (Bernard Sartoretti) dans Ubu roi de Jarry au Théâtre du Garage en 1991. Photographie : © Isabelle Meister. 245Pierre Lepori Pierre Lepori Porras (s)mascherato Tra i connotati stilistici più evidenti dell’ultraventennale lavoro scenico di Omar Porras v’è senz’altro l’uso della ma- schera; ma solo apparentemente la prevalenza di un teatro mascherato si propone come una chiave di lettura univoca del suo metodo. Come annota Brigitte Prost: Le maschere o i posticci, così come le scenografie create dal fratello del regista, Fredy Porras, prolungate dai motivi musicali o vocali, fissano le espressioni, inducono gesti, spingono i personaggi sul versante clownesco e cartoonesco, si avvalgono di tutte le loro qualità fisiche fino a disegnare una partitura corporea millime- trica. “Attraverso di loro – come dice lo stesso Porras – in un atto sciamanico, gli attori si trasformano in personaggi.” 1 Se l’artista elvetico-colombiano ha rivendicato l’uso della maschera come «veicolo rivelatore […] dell’animalità, della bestialità, dell’esuberanza, dell’anarchia e della parte na- scosta dell’attore»2, la sua presenza costante è difficilmente scollegabile da un complesso sistema semiotico (gestuale, musicale, testuale) che in una prospettiva anti-naturali- stica utilizza il palcoscenico come una «pagina bianca»3, 1 Brigitte Prost, “Les Molière d’Omar Porras : un théâtre organique et festif ”, in AA.VV., Omar Porras & le Teatro Malandro, Nantes, Le Grand T / éditions joca seria, 2010, p. 67. (Nel presente articolo, la versione italiana di questa...

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