Show Less

Raccontare e Inventare

Storia, memoria e trasmissione storica della Resistenza armata in Italia

Cecilia Winterhalter

L’oggetto di questo saggio sulla Seconda Guerra Mondiale e sulla Resistenza armata in Italia è il racconto che viene «inventato» per narrare gli eventi passati o la memoria selettiva. Si tratta di uno studio su storia e memoria e sul modo in cui funzionano e sono trasmesse. Basandosi sull’analisi di fonti disparate come le riviste storiche divulgative, le immagini fotografiche e documenti alleati e tedeschi, esso osserva le discrepanze tra i fatti (storia) e la loro narrazione (memoria). Inoltre studia come sono narrati i fatti, come si ricorda e si dimentica, chi è il narratore (testimoni, seconda generazione, collettività) e come ciò influisce sul racconto tramandato. Il testo tenta di capire se c’è una ragione per la forma narrativa scelta e quale potrebbe essere. Prendendo spunto dal funzionamento psicologico della memoria individuale, esso osserva la memoria collettiva e come, nel dopoguerra, l’Italia narrandosi «sceglie» o «inventa» una memoria che le dia una nuova identità.

Prices

Show Summary Details
Restricted access

1. La memoria e la sua forma

Extract

1.1 Memoria e oblio Per capire la memoria da un punto di vista teorico, analizziamo ora come si ricorda e come si dimentica. Nei suoi racconti il narratore si serve della memoria e la sua mente, media la trasmissione dell’informazione. Alla base della storia c’è quindi una memoria individuale e per studiare la storia, bisogna capire come funziona. La memoria individuale è la “capacità di conservare tracce1 della propria esperienza passata e di servirsene per gli eventi futuri”. Essa si esprime come ricordo, per il quale sono indispensabili la codificazione, la ritenzione e il recupero2 delle informazioni, mentre la sua scomparsa produce l’oblio”3. La memoria fornisce identità sia ai singoli che ai gruppi e una continuità nel tempo e nello spazio4. La memoria è un reticolo associativo, nel quale i termini non sono memorizzati singolarmente, ma in sequenze. Rievocare una sequenza porta al ricordo i termini, e ogni termine serve al recupero della sequenza5. Si narrano i ricordi sempre nella stessa sequenza, che non deve variare per conservare la memoria6. L’organizzazione assicura “una conservazione molto prolungata7 alle informazioni immagazzinate nella memoria”8. Essa è di tale importanza che gli scienziati affermano che non c’è memoria senza di lei9. La persistenza di ogni memoria, anche di 1 La modificazione prodotta da ogni evento passato, che influenza l’evento successivo, è chiamata traccia (R. Canestrari, Psicologia generale e dello sviluppo, Clueb, Bologna 1984, p. 227). 2 D.C. Rubin, Autobiographical memory, Cambridge U.P., Cambridge–New York 1986, p. 6. 3 U. Galimberti, Dizionario di Psicologia, UTET, Torino...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.