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Raccontare e Inventare

Storia, memoria e trasmissione storica della Resistenza armata in Italia

Cecilia Winterhalter

L’oggetto di questo saggio sulla Seconda Guerra Mondiale e sulla Resistenza armata in Italia è il racconto che viene «inventato» per narrare gli eventi passati o la memoria selettiva. Si tratta di uno studio su storia e memoria e sul modo in cui funzionano e sono trasmesse. Basandosi sull’analisi di fonti disparate come le riviste storiche divulgative, le immagini fotografiche e documenti alleati e tedeschi, esso osserva le discrepanze tra i fatti (storia) e la loro narrazione (memoria). Inoltre studia come sono narrati i fatti, come si ricorda e si dimentica, chi è il narratore (testimoni, seconda generazione, collettività) e come ciò influisce sul racconto tramandato. Il testo tenta di capire se c’è una ragione per la forma narrativa scelta e quale potrebbe essere. Prendendo spunto dal funzionamento psicologico della memoria individuale, esso osserva la memoria collettiva e come, nel dopoguerra, l’Italia narrandosi «sceglie» o «inventa» una memoria che le dia una nuova identità.

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5. I tedeschi ed il loro guidizio sui partigiani

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Il capitolo che segue cerca, nei documenti scritti durante la Resistenza, il giudizio nazista1 sui partigiani. Per studiare come questa valutazione soggettiva incide sull’idea della Resistenza trasmessa dalla storia, esso analizza sotto quali forme sono presenti i partigiani nelle fonti tedesche e quale identità attribuisce il relatore ai resistenti e a se stesso. I nazisti sono soggetti passivi di una situazione a cui devono adattarsi, nel loro rapporto con i partigiani, con le misure di occupazione dell’Italia e nel giudizio generale della Resistenza. I tedeschi sono anche soggetti attivi, autori di una serie di azioni violente indotte dai partigiani. Questo capitolo ci svela infine, come un diffuso difetto di percezione rende invisibili i tratti inconsueti dei nazisti e come i pregiudizi tedeschi influiscono sul racconto della Resistenza fino ad oggi. Le fonti tedesche, ovvero 576 documenti, provengono dal Bundesarchiv di Koblenz, dal Bundesarchiv–Militärarchiv e dal Militär- geschichtliches Forschungsamt di Freiburg im Breisgau, inoltre dall’Archivio Centrale dello Stato di Roma2. Le fonti del Bundesarchiv Koblenz provengono dai fondi delle SS (Persönlicher Stab des Reichsführer–SS NS 19; SS–Hauptamt, Versorgungs– und Fürsorge- abteilung und SS–Führungshauptamt NS 33) e della polizia (Polizei- dienststellen in Italien R70), come anche le fonti sui mezzi di sabotaggio nemici (Feindliche Sabotagemittel 1943 RD 19/20) e della Direzione generale per la sicurezza del Reich (Reichssicherheitshauptamt R58). Dal Bundesarchiv–Militärarchiv che conserva il materiale della Wehr- macht, cioè dell’esercito, provengono i documenti dei comandi supremi dei gruppi di armate...

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