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Crisi e possibilità

Robert Musil e il tramonto dell’Occidente

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Carlo Salzani

L’Uomo senza qualità di Robert Musil si muove in modo costante tra i due poli di crisi e possibilità. Questo studio analizza tre categorie, assi portanti della modernità, che nel romanzo illustrano questo movimento dialettico: il Soggetto, lo Stato, la Storia. Con feroce ironia Musil mostra il tramonto di queste categorie e ne rivela la decomposizione, ma al tempo stesso cerca una via d’uscita per rifondare l’essenza, la socialità e la temporalità dell’agire umano. Il soggetto cartesiano, «forte», «sovrano» ed autocentrato, si sfalda; e tuttavia il romanzo cerca di scovare le possibilità di una sua rifondazione utopica nello spazio lasciato libero dalla sua dissoluzione. Nell’Impero austro-ungarico, lo Stato come identità sovrana e fondante viene meno; ma la Cacania musiliana, presentando l’esasperazione della crisi delle categorie tradizionali della modernità, è il terreno di sperimentazione più adatto per nuove possibilità. La causalità e la finalità del processo storico si frantumano; ma la tensione utopica che anima la ricerca di Musil lo porta a tentare di «reinventare» la storia su modelli diversi ed eterogenei. L’Utopia è infatti la categoria portante del romanzo e guida tutta la pars construens della filosofia musiliana: Musil non si accontenta di descrivere ed analizzare la crisi ed il tramonto di un mondo, ma propone sempre un suo superamento.

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2. Finis Austriae 75

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CAPITOLO 2 Finis Austriae Io poso la mia penna sul cadavere dell’Austria, perché continuo ancora a pensare che abbia un soffio di vita. – Karl Kraus1 2.1 Metropolis: Musil e la modernità L’Uomo senza qualità inizia con una descrizione di Vienna, ma più esattamente della metropoli in quanto categoria portante della mo- dernità: Le automobili sbucavano da vie anguste e profonde nelle secche delle piazze luminose. Il nereggiar dei pedoni disegnava cordoni sfioccati. Nei punti dove più intense linee di velocità intersecavano la loro corsa sparpa- gliata i cordoni si ingrossavano, poi scorrevano più in fretta e dopo qual- che oscillazione riprendevano il ritmo regolare. Centinaia di suoni erano at- torcigliati in un groviglio metallico di frastuono da cui ora sporgevano ora si ritraevano punte acuminate e spigoli taglienti, e limpide note si staccava- no e volavano via. [...] Come tutte le metropoli era costituita da irregolarità, avvicendamenti, precipitazioni, intermittenze, collisioni di cose e di eventi, e, frammezzo, punti di silenzio abissali; da rotaie e da terre vergini, da un gran battito ritmico e dall’eterno disaccordo e sconvolgimento di tutti i ritmi; e nell’insieme somigliava a una vescica ribollente posta in un reci- piente materiato di case, leggi, regolamenti e tradizioni storiche.2 1 K. Kraus [1909], Sprüche und Widersprüche, Frankfurt a.M.: Suhrkamp, 1965 (trad. it. Detti e contaddetti, Milano: Adelphi, 1994, p. 115). 2 USQ, pp. 5-6. 76 Crisi e possibilità Questa città non è nemmeno necessario che sia Vienna, in fondo non bisogna dare “particolare importanza al nome della citt...

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