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Goethe e la trasmigrazione delle anime

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Gloria Colombo

Il presente studio mette in luce l’insistenza con cui il tema della trasmigrazione delle anime ricorre nell’opera di Goethe e, più in generale, nei testi da lui letti e nel clima culturale da lui respirato. La monografia si apre con la presentazione delle fonti d’ispirazione del poeta, ossia con l’analisi di alcuni scritti neoplatonici, ermetici, cabalistici e induisti, e con la dimostrazione che nel secondo Settecento il tema in questione era tutt’altro che una rarità negli ambienti intellettuali tedeschi. Il secondo capitolo spiega le diverse forme assunte dalla dottrina della trasmigrazione delle anime nelle lettere e nelle conversazioni goethiane, il terzo nelle opere composte fra il 1773 e il 1827, il quarto è interamente dedicato ai Wanderjahre e il quinto al Faust. Fondendo le più antiche tradizioni con le scoperte scientifiche della sua epoca, Goethe arriva a indicare, come possibili ricettacoli dell’anima, tanto corpi di natura umana quanto corpi di natura vegetale, animale e celeste. E a dar vita, mediante la figura faustiana di Elena, ad alcuni dei versi più complessi che siano mai stati scritti sul concetto di viaggio cosmico dell’anima.

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I. Goethe lettore di tradizioni classiche e orientali 25

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25 I. Goethe lettore di tradizioni classiche e orientali Passai molte celebri et onoratissime fortune, et alla fine fui assumpto in cielo circa gli confini d’Andromeda et il Cigno d’un canto, e gli Pesci et Aquario da l’altro. Giordano Bruno, Cabala del cavallo pegaseo 1. Eco del concetto neoplatonico di metempsicosi nell’opera di Goethe Spesso, nel Settecento, chi si apprestava a studiare la filosofia platonica o neoplatonica lo faceva attraverso la prospettiva di Macrobio e di Marsilio Ficino: sulla scia della grande fortuna riscossa durante il Me- dioevo e il Rinascimento, il Commentarium in Somnium Scipionis di Macrobio continuava a rappresentare uno dei compendi latini di filo- sofia neoplatonica più noti agli appassionati di astronomia e filosofia antica1, mentre le versioni latine delle opere di Platone e di Plotino realizzate da Ficino fra il 1463 e il 1497 rimasero fino all’Ottocento le più celebri in circolazione2. Non è dunque un caso che Goethe avesse 1 Cfr. Ilaria Ramelli, Cenni alla fortuna del Commento macrobiano al Sogno di Scipione, in Macrobio, Commento al Sogno di Scipione, a cura di Moreno Neri, Milano, Bompiani, 2007, pp. 128-132, qui p. 128. 2 Cfr. Eugenio Garin, Marsilio Ficino e il ritorno di Platone, in Gian Carlo Garfagnini (a cura di), Marsilio Ficino e il ritorno di Platone. Studi e documenti, 2 voll., Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1986, I, pp. 3-13, sopr. p. 5; Paul Oskar Kristeller, Marsilio Ficino and His Work After Five Hundred Years, in Garfagnini, Marsilio Ficino e il ritorno di Platone,...

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