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Goethe e la trasmigrazione delle anime

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Gloria Colombo

Il presente studio mette in luce l’insistenza con cui il tema della trasmigrazione delle anime ricorre nell’opera di Goethe e, più in generale, nei testi da lui letti e nel clima culturale da lui respirato. La monografia si apre con la presentazione delle fonti d’ispirazione del poeta, ossia con l’analisi di alcuni scritti neoplatonici, ermetici, cabalistici e induisti, e con la dimostrazione che nel secondo Settecento il tema in questione era tutt’altro che una rarità negli ambienti intellettuali tedeschi. Il secondo capitolo spiega le diverse forme assunte dalla dottrina della trasmigrazione delle anime nelle lettere e nelle conversazioni goethiane, il terzo nelle opere composte fra il 1773 e il 1827, il quarto è interamente dedicato ai Wanderjahre e il quinto al Faust. Fondendo le più antiche tradizioni con le scoperte scientifiche della sua epoca, Goethe arriva a indicare, come possibili ricettacoli dell’anima, tanto corpi di natura umana quanto corpi di natura vegetale, animale e celeste. E a dar vita, mediante la figura faustiana di Elena, ad alcuni dei versi più complessi che siano mai stati scritti sul concetto di viaggio cosmico dell’anima.

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III. La trasmigrazione delle anime nelle opere di Goethedal 1773 al 1827 99

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99 III. La trasmigrazione delle anime nelle opere di Goethe dal 1773 al 1827 Der Körper wird wie ein Kleid zerreißen, aber Ich, das wohlbekannte Ich, Ich bin. Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre 1. Das Prometheus-Fragment (1773) Secondo la critica più recente il Prometheus-Fragment fu composto pri- ma della poesia omonima, per l’esattezza fra l’estate del 1773 e il 12 ot- tobre dello stesso anno1. Come testimonia una lettera a Kestner, il poeta 1 Per la data precisa di composizione delle due opere cfr. Zimmermann, Das Weltbild des jungen Goethe, II, pp. 119-126. L’ordine cronologico con cui furono pubblicati i testi – prima la poesia e poi il dramma – è quindi fuorviante. In realtà Goethe non aveva previsto la pubblicazione di nessuno dei due. Quando Friedrich Heinrich Jacobi inserì l’inno goethiano nel suo Über die Lehre des Spinoza in Briefen an den Herrn Moses Mendelssohn (1785), lo fece a insaputa dell’autore. Goethe contribuì dunque all’esplodere dello Spinoza-Streit senza saperlo. Il 6 luglio 1780 Jacobi si era recato a Wolfenbüttel per far visita a Lessing, con cui si era intrattenuto a discorrere, fra l’altro, della filosofia di Spinoza. Lessing, contrariamente a Jacobi, condivideva il panenteismo spinoziano del Deus sive natura. Tre anni dopo, mediante uno scambio epistolare, Jacobi aveva reso Moses Mendelssohn partecipe di quanto appreso sulla religiosità di Spinoza, e nel 1785 aveva pubblicato le lettere inviate a Mendelssohn, compresa quella che descri- veva la reazione di Lessing alla poesia di Goethe (cfr. Richard Daunicht, Lessing im Gespräch. Berichte...

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