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Les lieux d’exposition et leurs publics / Ausstellungsorte und ihr Publikum

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Edited By Valérie Kobi and Thomas Schmutz

Longtemps considéré comme le lieu d’exposition par excellence, le musée entre depuis quelques années plus fréquemment en concurrence avec des espaces alternatifs d’exposition. Si le statut de l’œuvre d’art ne semble pas être remis en question par ces nouveaux modes de présentation, l’éclatement des limites muséales soulève toutefois diverses interrogations. Quelles interactions existe-t-il entre l’œuvre d’art et son espace d’exposition ? Ces lieux s’adressent-ils à un public particulier ? Et quel impact ces dispositifs ont-ils sur notre perception/réception des œuvres ainsi exhibées? C’est à ces questions que le colloque, « Les lieux d’exposition et leurs publics », tenu en 2011 à Neuchâtel et Bienne, a cherché de répondre en réunissant des spécialistes du monde académique, des musées ou encore du marketing.
Das Museum wurde lange Zeit als der Ausstellungsort schlechthin angesehen. Seit einigen Jahren tritt es jedoch immer häufiger in Konkurrenz mit alternativen Ausstellungsorten. Wenngleich der Status des Kunstwerks durch die neuen Präsentationsformen nicht in Frage gestellt zu sein scheint, wirft der Aufbruch musealer Grenzen verschiedene Fragen auf. Welche Wechselwirkung entsteht zwischen dem Kunstwerk und seinem Ausstellungsort? Wenden sich diese Orte an ein spezielles Publikum? Welchen Einfluss haben diese Dispositive auf unsere Perzeption/Rezeption der hier ausgestellten Werke? Das Kolloquium «Ausstellungsorte und ihr Publikum», das in 2011 in Neuenburg und Biel stattfand, brachte Experten aus Hochschule, Museum und Marketing zusammen, um Antworten auf diese Fragen zu finden.

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Raffaella Fontanarossa Museologismi per il XXI secolo. La situazione italiana 145

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145 Raffaella Fontanarossa Museologismi per il XXI secolo. La situazione italiana Grosso modo con queste parole: «Dobbiamo avere anche a Monaco quello che a Roma chiamano Museo»1, Ludwig I di Baviera si rivol- se al suo architetto, Leo von Klenze: la storia che ne seguì è nota, e diede avvio, tra il 1816 e il 1830, alla Glyptothek, uno dei simboli della museologia illuminista, del museo stesso, inteso in senso mo- derno. Da questo punto di vista, all’epoca, per «quello che a Roma chiamano Museo», s’intendevano, tra gli altri, il Museo Pio Clemen- tino e la villa Albani che ebbe Winckelmann come consigliere. Chissà se anche oggi il re di Baviera si rivolgerebbe così al suo architetto? Chissà se Roma e l’Italia sarebbero ancora le sue referen- ze? E in altre parole: quali sono i modelli di museo in Italia? E quali sono oggi – se ci sono – nella penisola, le novità? Uno dei miti più accreditati vuole il museo oasi di pace, mai sfiorata dalle tempeste della politica e della storia. Niente di più lon- tano dal vero. Nel tempo, il museo ha sempre reagito con precisione sismica ai mutamenti politici e sociali. Il suo più autentico successo è il risultato di una flessibilità e di una capacità di adattamento eccezio- nali, doti che altre istituzioni culturali non possiedono. Torneremo sull’argomento in chiusura. Nella capitale, nella Roma, evocata da Ludwig I, naturalmente il mecenatismo godeva di una storia pluri- secolare, che è stata anche recentemente evocata in occasione dell’in- augurazione di un...

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