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Un’autobiografia lirica

I «Canti» di Giacomo Leopardi

Fanny Capizzi

Fra le molteplici opere di Giacomo Leopardi, scrittore precoce e prolifico come pochi, manca un’autobiografi a: restano i progetti giovanili, abbozzi ricchi di spunti, ispirati a Rousseau e Alfieri, mai portati a termine. Eppure, la «storia di un’anima» di Leopardi potrebbe non essere stata completamente abbandonata, se non nella forma originaria del romanzo. All’interruzione dell’ultimo abbozzo, nel 1825, potrebbe infatti corrispondere una nuova prospettiva, orientata anche da circostanze biografiche. Leopardi, confrontatosi con il commento alle Rime di Petrarca e la compilazione della Crestomazia poetica, si è forse ispirato a queste autobiografi e liriche per ridisegnare l’indice dei Canti e raccontare la sua vita con il linguaggio evocativo e nel contempo controllato dei versi.
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Il presente lavoro nasce da una dissertazione di dottorato accettata dalla Facoltà di Lettere dell’Università di Basilea nel semestre autunnale 2014 su proposta della Prof.ssa Dr. Maria Antonietta Terzoli e della Dr. Cosetta Veronese.

Illustrazione di copertina: Autografo di Giacomo Leopardi, «Le Ricordanze» (Biblioteca Nazionale, Napoli, C.L. XIII.21, c. 1r.)

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