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Un’autobiografia lirica

I «Canti» di Giacomo Leopardi

Fanny Capizzi

Fra le molteplici opere di Giacomo Leopardi, scrittore precoce e prolifico come pochi, manca un’autobiografi a: restano i progetti giovanili, abbozzi ricchi di spunti, ispirati a Rousseau e Alfieri, mai portati a termine. Eppure, la «storia di un’anima» di Leopardi potrebbe non essere stata completamente abbandonata, se non nella forma originaria del romanzo. All’interruzione dell’ultimo abbozzo, nel 1825, potrebbe infatti corrispondere una nuova prospettiva, orientata anche da circostanze biografiche. Leopardi, confrontatosi con il commento alle Rime di Petrarca e la compilazione della Crestomazia poetica, si è forse ispirato a queste autobiografi e liriche per ridisegnare l’indice dei Canti e raccontare la sua vita con il linguaggio evocativo e nel contempo controllato dei versi.
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Capitolo I: Leopardi, autobiografo adolescente

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Leopardi, autobiografo adolescente

Io ho grandissimo, forse smoderato e

insolente desiderio di gloria.1

La propensione di Leopardi per la scrittura autobiografica è stata analizzata nel tempo da molti critici, fino a diventare un punto di riferimento costante nell’esegesi delle opere. Non intendo ribadire la presenza dell’uomo Leopardi nei testi, ormai ovvia; in questo lavoro ho invece voluto seguire il percorso che ha condotto l’autore verso un’autobiografia progressiva, passando dai primi abbozzi in prosa fino agli esiti lirici, riconoscibili nella struttura e nei contenuti dei Canti. Per giungere all’ultimo risultato di questo complesso procedimento è necessario ricostruire le prime tappe e capire le motivazioni che hanno spinto Leopardi, fin dalla sua giovinezza, a misurarsi con la scrittura autobiografica. In seguito sarà possibile valutare le cause dell’abbandono del progetto, iniziato nel 1819 e protratto fino al 1825, di comporre un romanzo autobiografico, sulla scia del Werther e dell’Ortis. Solo a questo punto, a partire dal 1828, dopo il commento al Canzoniere petrarchesco e la compilazione della Crestomazia poetica, quasi contemporaneamente al distacco operato nei confronti dello sconfinato diario-Zibaldone, Leopardi sembra dirigere la «storia di un’anima» verso una scrittura poetica. Quest’autobiografia in versi sarà rielaborata dalle modifiche che intervengono nelle edizioni successive dei Canti fino alla raccolta, postuma, in cui si raccolgono le ultime liriche e si concludono la vita e la sua narrazione.

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