Show Less
Restricted access

Studi Pergolesiani / Pergolesi Studies

Series:

Francesco Cotticelli and Paologiovanni Maione

Il libro raccoglie gli atti del convegno internazionale Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, tenutosi a Napoli nel Gennaio del 2010 nell’ambito delle celebrazioni per i 300 anni della nascita di Pergolesi. Il volume esplora l’epoca e il contesto in cui fiorì il genio di Pergolesi in prospettiva interdisciplinare. Particolare rilievo ha la ricerca archivistico-documentaria: oltre 10000 notizie inedite sulla vita teatrale e musicale a Napoli nel primo Settecento sono riportate alla luce e permettono una nuova ricostruzione storica di quella stagione.

The book contains the proceedings of the conference Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, held in Naples in January 2010 as part of the celebrations for the 300th anniversary of Pergolesi’s birth. Based on an interdisciplinary perspective, it provides insight into the time and context in which Pergolesi’s genius flourished. Special emphasis is placed upon archival research: over 10000 unpublished documents about the musical and theatrical life in Naples in the early 18th century are brought to light, so as to offer a new historical reconstruction of that age.
Show Summary Details
Restricted access

«Mostruoso a vedere un Pergolesi coi baffi». 1857: il mito in scena tra Milano (Solera – Ronchetti Monteviti) e Napoli (Quercia – Serrao)

Extract

Lucio Tufano

«Mostruoso a vedere un Pergolesi coi baffi». 1857: il mito in scena tra Milano (Solera – Ronchetti Monteviti) e Napoli (Quercia – Serrao)

1. All’altezza del 1857 gli annali operistici italiani registrano il debutto di due distinti lavori nei quali Giambattista Pergolesi figura come dramatis persona e anzi come title role.1 Il primo è il Pergolese allestito alla Scala di Milano il 16 marzo (Fig. 1).2 A fornire il testo poetico è Temistocle Solera (1815-1878), ormai piuttosto lontano dalla nota serie dei titoli verdiani inaugurata da Oberto nel 1839 e chiusasi nel 1846 con Attila; la partitura reca invece la firma dell’astigiano Stefano Ronchetti Monteviti (1814-1882), apprezzato docente del Conservatorio ambrosiano, che si cimentava per la prima volta nella scrittura melodrammatica. Nei panni del protagonista un interprete molto applaudito: il tenore Antonio Giuglini (Fig. 2).3 L’opera fu un solennissimo fiasco e venne ritirata dal cartellone dopo una sola replica; l’insuccesso molto amareggiò il compositore, inducendolo ad allontanarsi definitivamente dai palcoscenici musicali.4 ← 625 | 626 →

Miglior fortuna arrise al «melodramma semiserio» Pergolesi eseguito al Teatro del Fondo di Napoli il 19 luglio (Fig. 3). In questo caso i versi si devono a un rappresentante poco noto della cultura e della vita politica meridionale, Federico Quercia, all’epoca trentatreenne;5 di sei anni più giovane era l’autore della musica, il calabrese Paolo Serrao, promettente allievo di Saverio Mercadante.6 Nello spettacolo partenopeo, a dare voce e corpo a Pergolesi fu il tenore Francesco Prudenza.7 Suoi erano gli anacronistici baffi...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.