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Studi Pergolesiani / Pergolesi Studies

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Edited By Francesco Cotticelli and Paologiovanni Maione

Il libro raccoglie gli atti del convegno internazionale Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, tenutosi a Napoli nel Gennaio del 2010 nell’ambito delle celebrazioni per i 300 anni della nascita di Pergolesi. Il volume esplora l’epoca e il contesto in cui fiorì il genio di Pergolesi in prospettiva interdisciplinare. Particolare rilievo ha la ricerca archivistico-documentaria: oltre 10000 notizie inedite sulla vita teatrale e musicale a Napoli nel primo Settecento sono riportate alla luce e permettono una nuova ricostruzione storica di quella stagione.

The book contains the proceedings of the conference Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, held in Naples in January 2010 as part of the celebrations for the 300 th anniversary of Pergolesi’s birth. Based on an interdisciplinary perspective, it provides insight into the time and context in which Pergolesi’s genius flourished. Special emphasis is placed upon archival research: over 10000 unpublished documents about the musical and theatrical life in Naples in the early 18 th century are brought to light, so as to offer a new historical reconstruction of that age.
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Voci del tragico nel Viceregno austriaco. G. Gravina, A. Marchese, S. Pansuti

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né uomini grandi, né cittadini amanti della patria si diventa se non con buone tragedie Belvedere o il teatro in ricordo di Franco Carmelo Greco

Quando il ventenne Pergolesi si avviava, fra dramma sacro e opera buffa, al fulgido successo, moriva l’autore tragico che forse più di ogni altro aveva impersonato il clima eroico e celebrativo aleggiante a Napoli soprattutto nei primi anni del Viceregno austriaco (1707-1734). Le sue cinque tragedie, apparse con scansione regolare nel decennio 1719-1729, volevano essere la proiezione, dapprima festosa, poi dolente, delle attese e delle disillusioni vissute dal ceto civile napoletano, cui Saverio Pansuti, esponente del ceto forense e poi, per nomina imperiale, conte e consigliere della regia curia di Santa Chiara, apparteneva. Certamente, la sua posizione era singolare, perché nel lontano 1701, Pansuti, già allievo di Caloprese e amico di Gravina, non aveva esitato, insieme ad altre figure non appartenenti ai ceti aristocratici come lo stampatore Felice Mosca, a partecipare alla cosiddetta congiura di Macchia contro la successione del regno di Napoli a Filippo V di Francia. A fianco dell’aristocratico Tiberio Carafa, anche lui poeta e leader della laboriosa e fallita congiura, Pansuti, salito su una botte (di qui il soprannome ironico trovato da Benedetto Croce di “poeta della botte”), aveva utilizzato tutta la sua facondia per arringare il popolo e spingerlo al sommovimento. Come Carafa si era dato alla fuga, scampando alle punizioni esemplari o alle morti eroiche, in base al punto di vista di cronisti e storici che...

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