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Giuseppe Antonio Borgese, un antifascista in America

Attraverso il carteggio inedito con Giorgio La Piana (1932–1925)

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Mirko Menna

Le vicende storiche dalla dittatura di Mussolini fino allo scoppio e termine della II Guerra Mondiale con i primi anni della ricostruzione postbellica fanno da macrosfondo al rapporto d'amicizia epistolare tra due intellettuali italiani emigrati negli Stati Uniti, Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952) e Giorgio La Piana (1878-1971).
Due siciliani in terra americana: da una parte il celebre autore di Rubé (1921), primo allievo di Croce, strenuo oppositore del fascismo; dall’altra un prete modernista, docente di storia della Chiesa ad Harvard, che si prodiga per integrare Borgese nel sistema americano.
In un ampio arco temporale (1932–1952) si racconta l’esilio americano di Borgese, il suo interesse per la situazione politica italiana ed europea, per le vicende culturali e le sorti degli intellettuali contrari al regime.
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3. Carteggio Borgese – Giorgio La Piana (1932–1952)

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3.1. 1931–1935: “Se non credete in quello che vi voglion far giurare, non dovete giurare”

Passato nemmeno un mese dal suo arrivo negli Stati Uniti, il 28 agosto del 1931, attraverso il regio decreto n. 1227 a firma del Ministro dell’Educazione Giuliano Balbino, il regime impone a tutti i docenti universitari l’obbligo di giuramento, attuando il completamento del programma di fascistizzazione dello Stato avviato nel 1925.

L’ 8 ottobre il decreto appare in Gazzetta ufficiale e i Rettori fanno seguire immediatamente le missive inviate a docenti ordinari, straordinari e fuori ruolo di adesione al giuramento, pena la perdita della cattedra e una pensione minima oltre alle immaginabili conseguenze di persecuzione e rigida sorveglianza.

Se gli accademici cattolici si sottomisero con «riserva interiore» e crociani, socialisti e comunisti con riserva di mantenere il ruolo per servire meglio la causa antifascista, quel manipolo di uomini – dal numero ancora incerto, tra 12 a 17 – rappresentano una pagina di coraggio e libertà di pensiero, ognuno rispondendo alla propria autonoma coscienza di quell’azione, valutandone effetti immediati e drastiche conseguenze oltre le irrimediabili ripercussioni sulla propria carriera ma soprattutto sulle persone care, come nel caso di Borgese, essendo Maria, la moglie, e Leonardo, il primogenito, rimasti a Milano e Giovanna (Nanni), emigrata sì con lui, ma di ritorno in Italia.

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