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Vox & Silentium

Études de linguistique et littérature romanes – Studi di linguistica e letteratura romanza – Estudios de lingüística y literatura románicas

Gina Maria Schneider, Maria Chiara Janner and Bénédicte Élie

Voix et silence se considèrent traditionnellement comme deux phénomènes opposés, s’excluant l’un l’autre. Les contributions contenues dans ce volume se proposent de dépasser une telle conception, en se centrant non seulement sur la valeur et les fonctions que les deux concepts peuvent recouvrir, mais aussi sur la relation complexe qui existe entre eux en linguistique et en littérature. Outre les deux pôles constitués par la voix et le silence, on peut repérer dans le domaine des langues romanes une grande variété de voix silencieuses ou de silences expressifs : la communication non verbale et son interaction avec le langage verbal, les différentes voix (plus ou moins silencieuses) donnant expression à ce qui ne peut pas être dit, ou bien la représentation graphique – et donc apparemment « muette » – d’un phénomène potentiellement acoustique. Le cri silencieux de Daphné, rendu visible dans la sculpture de Gian Lorenzo Bernini illustrant la couverture, est la manifestation figurative de cette rencontre oxymorique entre la voix et le silence.
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Silenzio, «voce di bocca» e «voce di cuore» nella predicazione in volgare di Giordano da Pisa e Bernardino da Siena

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FRANCESCA GALLI

(Università della Svizzera italiana)

Giunte alla conclusione della prima sezione de I peccati della lingua e dopo alcuni paragrafi dedicati alla Summa praedicantium del domenicano Giovanni Bromyard (databile tra il 1330 e il 1348), Carla Casagrande e Silvana Vecchio chiudevano il loro fondamentale saggio osservando che:

Il peccato della lingua certamente ha concluso il suo periodo d’oro, ma, almeno in ambito pastorale, non ha del tutto esaurito la sua vitalità. Su questo terreno, dove il peccato della lingua è nato all’interno di una riflessione che i predicatori hanno sviluppato sulla loro stessa attività e dove, nonostante i ripetuti tentativi di darsi una consistenza teorica più solida, è stato definitivamente confinato dal dibattito teologico, ancora alla metà del XIV secolo occupa un posto troppo importante per poter essere abbandonato. (Casagrande & Vecchio 1987, 219–220)

Partendo da tale spunto, questo studio si propone di approfondire la riflessione sull’etica della parola – e, più in generale, sull’uso, buono o malvagio, di voce e silenzio – sviluppata all’interno di alcuni sermoni di due tra i più importanti predicatori1 in volgare della Toscana del XIV e XV secolo: Giordano da Pisa2 e Bernardino da Siena.3

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