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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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1. Le recensioni 1820-1890

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1.Le recensioni 1820-1890

Le principali recensioni delle opere manzoniane pubblicate sulle riviste inglesi nel XIX secolo sono state commentate da Neri, Phillips, Dionisotti e Saglia16. In questa sede si riprendono le recensioni già segnalate e se ne discutono altre, individuate nei database della British Library.

Le testate che recensivano le opere di Manzoni potevano essere: prestigiose riviste trimestrali o mensili o settimanali, interamente costituite da recensioni di novità letterarie o di altri argomenti; miscellanee di recensioni e letteratura creativa; oppure quotidiani d’informazione con una parte culturale. In età romantica, la maggior parte delle riviste aveva un orientamento politico ben definito, che spesso le poneva in competizione l’una con l’altra: per esempio la «Quarterly Review», «Blackwood’s» e la «Foreign Quarterly Review» erano tory; la «Edinburgh Review», il «London Magazine», la «British and Foreign Review» erano whig o liberal; la «Westminster Review», il «Monthly Magazine» e il «New Monthly Magazine» erano radicali.

Nella seconda metà del secolo, mentre le quarterlies declinavano, si affermarono le miscellanee che pubblicavano, oltre alle recensioni, romanzi a puntate, evitavano contenuti impegnativi e controversie, e si rivolgevano soprattutto all’intrattenimento del pubblico. Vi erano inoltre le riviste legate alle Chiese: trimestrali, come la «Dublin Review», cattolica, «The Christian Remembrancer», anglicana, e la «London Quarterly Review», metodista; oppure periodici educativi, mensili o settimanali, rivolti a un pubblico popolare17. ← 21 | 22 →

Negli anni ’20, per influenza del Romanticismo, numerose riviste inglesi si interessavano di letteratura italiana, e alcune pubblicarono recensioni del Conte di...

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