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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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11. Mary Shelley

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11.Mary Shelley

Mary Shelley leggeva I promessi sposi e altre opere di Manzoni nell’originale; inoltre dedicò all’autore due recensioni, nel 1838 e nel 1844. Questi testi sono stati pubblicati nell’edizione delle opere complete della scrittrice, e citati nella Mary Shelley Encyclopedia148. In questa sede si discutono più estesamente i due articoli, segnalando possibili fonti non individuate negli studi precedenti.

Durante il primo e cruciale soggiorno in Italia, dal 1818 al 1823, con il marito Percy Bysshe Shelley (morto nel 1822), la scrittrice aveva appreso la lingua in parte attraverso lezioni, in parte da autodidatta: frequentava l’opera, parlava con i domestici toscani, leggeva autori letterari. Non vi sono testimonianze di una conoscenza da parte degli Shelley delle opere di Manzoni. La scrittrice viene però raggiunta dalla fama dei Promessi sposi e ne consiglia la lettura all’amica Jane Williams in una lettera del 20 giugno 1828. La Shelley apprezza la lingua del romanzo, che è il toscano moderno, non un’artificiosa imitazione del toscano del ’300 (quella che proponeva la corrente purista legata all’Accademia della Crusca).

Above all, dear, get the Promessi Sposi – at first you may lag a little, but as you get on the truth and perfect Italianism of the manners and description – the beautiful language, which differs from all other Italian prose – being really the Tuscan of the day that he writes, and not a bad imitation of the trecentisti – the passion and even sublimity of parts rendered it to me a most delightful book...

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