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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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12. Esuli del Risorgimento: Mazzini

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12.Esuli del Risorgimento: Mazzini

Nell’ottobre del 1837 la stessa rivista che undici anni prima aveva commissionato a Foscolo la recensione del Carmagnola, e ora, sotto la direzione del filosofo John Stuart Mill, aveva preso il nome di «London and Westminster Review», pubblicò un articolo anonimo intitolato Italian Literature since 1830, che recensiva la letteratura in senso ampio, compresi gli studi storici, prodotta in Italia negli ultimi anni. L’autore è Mazzini, giunto a Londra all’inizio di quell’anno171.

L’articolo intendeva dimostrare che l’Italia non era culturalmente morta o inerte, ma si stavano preparando i presupposti per un riscatto nazionale. Ha un carattere ‘militante’ e infatti, secondo Dionisotti, può essere considerato «il manifesto letterario della Giovane Italia»172,

Mazzini inizia lamentando la scarsa attenzione da parte dell’Inghilterra per la cultura e i fatti italiani. I soli autori italiani viventi, la cui fama ha superato i confini nazionali, sono Manzoni e Pellico; più raramente sono ricordati Grossi e Niccolini, Botta per la storia, Roma ← 93 | 94 → gnosi per il diritto. Ma questi autori, secondo Mazzini, appartengono al passato e non rappresentano tutta la cultura italiana173.

Nel seguito del saggio, Mazzini non tratta di Manzoni174 ma della ‘scuola manzoniana’, che è la tendenza dominante. Ad essa si contrappone quella rivoluzionaria, rappresentata dai romanzi storici di Guerrazzi La battaglia di Benevento e L’assedio di Firenze. La scuola manzoniana ha prodotto negli anni ’30 tre opere importanti: Le mie prigioni di Pellico, Marco Visconti di Grossi ed Ettore Fieramosca di d’Azeglio...

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