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Traduttologia e semiotica generativa

Per un nuovo approccio interdisciplinare

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Rovena Troqe

Partendo dai temi cari e mai completamente risolti della traduttologia, che si potrebbero esemplificare nell’affermazione per cui la pratica traduttiva è da sempre alla ricerca di una teoria che la spieghi, la modelli e le dia un fondamento scientifico, questo lavoro ha l’ambizione di fornire, adottando l’approccio semiotico della scuola di Parigi, una nuova sistematizzazione della traduzione in quanto concetto, pratica e testo. Le relazioni identitarie e veridittive, articolate nel quadrato semiotico, determinano le condizioni ontologiche della traduzione; la schematizzazione narrativa modellizza la pratica traduttiva ed esplicita le competenze del traduttore, gli aspetti manipolativi e le condizioni aletiche ed etiche insiti nella traduzione. L’analisi si sposta poi su terreni più empirici e la proposta teorica si misura con il testo tradotto; su quest'ultimo si identificano i rapporti identità-alterità, la dimensione assiologica e la prensione timica del traduttore. La prospettiva generativa permette di situarsi in una dimensione epistemica e metodologica più ampia, che al contempo impone una riflessione sulle condizioni di felicità specifiche della traduttologia.
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Conclusioni e prospettive

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Alla fine di questo lungo sentiero teorico e pratico, vorremmo concludere con la parola “fine”. Siamo partiti dalla terra vergine di una pratica antica che nello scacchiere interdisciplinare si vorrebbe imporre in modo del tutto peculiare come disciplina sovrana. Con moto di fascino e critica, ci siamo a volte avvicinati agli autori del passato che hanno, intenzionalmente o fortuitamente, gettato le fondamenta del discorso sulla traduzione, sulle problematiche che essa solleva e sulle potenziali soluzioni per realizzarla nel modo più giusto. Perché, se le prime considerazioni sulla traduzione risultano a volte manichee, le loro premesse sono sempre ancorate alla pratica. Primo problema riscontrato quindi: l’eccessivo pragmatismo che ha dominato lo studio della traduzione fino al momento in cui altre scienze, in particolare la linguistica, hanno rivolto la loro attenzione alla questione traduttiva. Inizia così un faticoso cammino perseguito con l’obiettivo di scientificizzare la traduzione.

Attraversando l’interregno linguistico (Munday 2001, 197; Pym 2010, 10) la traduttologia si è scontrata con le difficoltà legate al raffronto delle strutture morfologiche, lessicali e sintattiche dei sistemi linguistici e con quelle della realizzazione pratica della traduzione. La via della linguistica non sarebbe stata poi così inadeguata se non si fosse limitata a una visione aprioristica e astratta del tradurre (basti pensare agli esempi acontestuali di Vinay&Darbelnet 1958); difatti, lo studio testuale della traduzione è stato anche motivato dalla volontà di concepire il senso del testo in modo articolato e di vedere la traduzione come un’operazione che raggiunge un’equivalenza parziale, situata su vari livelli...

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