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La Bisanzio dei Lumi

L’Impero bizantino nella cultura francese e italiana da Luigi XIV alla Rivoluzione

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Elisa Bianco

«Un tissu de révoltes, de séditions et de perfidies». È forse questa l’immagine dell’Impero bizantino che, uscita dalla penna di Montesquieu nel 1734, in quella riflessione sulla caducità degli imperi – quello romano soprattutto – pubblicata col titolo di Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence, ha avuto maggior seguito presso i posteri. Emblema delle posizioni illuministiche in materia bizantina essa è stata estesa a tutto il Settecento che, di conseguenza, è diventato il secolo «anti-bizantino» per eccellenza. E dopo Montesquieu Voltaire che, nel 1768, ne Le pyrrhonisme de l’histoire, definì la storia bizantina «l’opprobre de l’esprit humain, comme l’empire grec était l’opprobre de la terre», o ancora, a fine secolo, Edward Gibbon che dalle pagine del Decline and Fall la dichiarava un «tedious and uniform tale of weakness and misery». Ma è veramente tutta l’età dei Lumi un unico attacco compatto a Bisanzio, alle sue manifestazioni politiche, religiose, intellettuali? Come questo volume desidera evidenziare, il panorama appare più complesso e articolato presentando sfumature che smentiscono un quadro omogeneo e uniforme.
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Capitolo I Gallicanesimo e mondo bizantino

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CAPITOLO I

Gallicanesimo e mondo bizantino

1. Bisanzio nell’Histoire ecclésiastique di Claude Fleury (1640–1723)

“Respectable par sa modestie, par sa retraite au milieu de la cour, par une piété sincère, éclairée, toujours soutenue, une douceur et une conversation charmantes, et un désintéressement peu commun”1. Così il Saint-Simon nei suoi Mémoires ricordava l’abate Claude Fleury (1640–1723), che ebbe modo di conoscere alla corte del Re Sole, dove già a partire dal 1672 Fleury rivestiva l’incarico di precettore, rendendosi col trascorrere del tempo sempre più gradito al sovrano e al suo entourage: se inizialmente, infatti, venne incaricato dell’educazione dei principi Luigi Armando e Francesco Luigi Borbone-Conti, ramo collaterale della famiglia reale, successivamente gli venne affidata l’istruzione del conte di Vermandois, Luigi di Borbone, figlio legittimato di Luigi XIV, per poi, dopo l’allontanamento di quest’ultimo da corte e la prematura morte2, assurgere al ruolo di sottoprecettore degli enfants de France, a fianco del Fénelon, al quale progressivamente andò a sostituirsi nell’istru ← 155 | 156 → zione regale. Infine, nel 1716, alla veneranda età di settantasei anni, dopo aver ricoperto la carica, offertagli dallo stesso Luigi XIV, di priore del monastero di Notre-Dame d’Argenteuil, venne nominato confessore del giovanissimo – aveva sei anni forse non ancora compiuti – Luigi XV3.

Protagonista della vita intellettuale del tempo, membro dell’Académie française, habitué del circolo di Saint-Germain-des-Prés, e tra gli eruditi che si riunivano intorno al Bossuet del Petit...

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