Show Less
Restricted access

Dalla prosa ai versi

Forme, usi, contesti della poesia didascalica grammaticale tra XII e XIII sec. Con l'«editio princeps» del «De voce» (Einsiedeln, Stiftsbibliothek Cod. 300)

Series:

Carla Piccone

La trasposizione in versi di testi in prosa già esistenti è un fenomeno letterario e culturale che conosce la sua acme tra il XII e XIII secolo, periodo in cui ogni campo del sapere viene versificato. Partendo da questo assunto, il presente lavoro si incentra sulla letteratura didascalica a tema grammaticale. Nella prima parte l’autrice indaga le diverse percezioni della forma poetica nei vari generi della letteratura mediolatina, con particolare riferimento alla poesia didascalica, e tenta di ricostruire le diverse modalità in cui i singoli grammatici presi in esame si relazionano con i loro precedenti in versi. Inoltre, esamina i fini che giustificano questa operazione letteraria. Nella seconda parte viene presentata la prima edizione, corredata di traduzione, di una versificazione dei primi due libri delle Institutiones di Prisciano, tradita nel manoscritto Einsiedeln, Stiftsbibliothek 300 e finora ignorata dalla ricerca.
Show Summary Details
Restricted access

II. Grammatica e grammatici nel Basso Medioevo

Extract

II.Grammatica e grammatici nel Basso Medioevo

1.La grammatica nel sistema del sapere nel XIII sec.

A questo punto è nostra intenzione individuare la posizione della grammatica nel sistema del sapere del XIII sec. e ricostruire attraverso quali opere in questo periodo venivano acquisite conoscenze grammaticali. Chiariti questi aspetti, passeremo a presentare il corpus di testi, sulla cui analisi ci concentreremo nei prossimi capitoli.

Al genere didascalico è da ascrivere la Clavis compendii, composta da Giovanni di Garlandia tra il 1232 e il 1234 durante il suo soggiorno a Tolosa1. Costituita da una sezione dedicata all’esposizione della sintassi, da una parte di carattere lessicografico e dalla trattazione della terminologia medica2, l’opera si apre, come è prassi in ambito didascalico3, con un ampio prologo (vv. 1–125). In questo contesto l’autore, servendosi di allusioni a Orazio e Boezio4, si presenta in prima battuta nella sua qualità di poeta (vv. 1–7), dichiara di aver composto la Clavis su invito di un amico (vv. 8–11)5, identificabile in un certo magister David Valensis, personaggio per noi ignoto6, e, dopo aver dato giustificazione della scelta di ← 39 | 40 → scrivere in versi (vv.12–21)7 e aver invocato Cristo (vv. 22–25)8, passa a spiegare gramatice que sit rationis origo (v. 64). In questo contesto l’attenzione di Giovanni di Garlandia si rivolge in primo luogo alla filosofia, che viene distinta in ens preter opus nostrum, in filosofia speculativa, a cui pertengono la methaphisica, la mathematica e la phisica, ed in...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.