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Isole e viaggi: l’Ulisse di Dante

a cura di Simona Re Fiorentin

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Simona Re Fiorentin

La figura di Ulisse, centrale nella Commedia di Dante, chiede al lettore di interrogarsi sui grandi temi della vita: la libertà, la grandezza e i rischi dell’«alto ingegno», i valori che definiscono la nostra umanità, la funzione della ragione e della fede nell’orientare le scelte fra bene e male. La riflessione sul significato di questo personaggio, presentato nel contesto più ampio del tema del viaggio e dell’insularità, viene sviluppata in questo lavoro attraverso un’analisi puntale del testo dantesco, che dà conto e si confronta con le numerosissime e diverse interpretazioni che nel corso dei secoli si sono sedimentate attorno ad esso.

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Inferno XXVI 41

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Inferno XXVI Inizio XXVI, passaggio XXV-XXVI: dalla «settima zavorra» alla violenza satirica percussiva di «Godi, Fiorenza»: Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande che per mare e per terra batti l’ali. e per lo ’nferno tuo nome si spande! 3 Tra li ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. 6 Ma se presso al mattin del ver si sogna, Tu sentirai, di qua da picciol tempo, di quel che Prato, non ch’altri, t’agogna. 9 E se già fosse, non saria per tempo. Così foss’ei, da che pur esser dee! che più mi graverà, com’ più m’attempo. 12 L’invettiva è legata alle parole di Vanni Fucci, che nel canto XXIV ha preannunciato le sventure dei Bianchi per recar dolore a Dante. Non solo «E detto l’ho perché doler ti debbia!» (v. 151) ma prima (vv. 140- 142): «Ma perché di tal vista tu non godi, / se mai sarai di fuor da’ luoghi bui, / apri li orecchi al mio annunzio, e odi», con quel tanto di solenne e minacciosamente profetico che il ladro pistoiese domina perfettamente. Il «godi» risuona, amplificato dalla cesura fra i canti, sulla bocca del poeta riferito a «Fiorenza», che percorre il mondo sulle ali della fama (Æneis IV 173; ed è interessante questo anticipo rispetto alla metafora remi/ali, la più forte del canto), di una fama ambigua per sua essenza, e si diffonde come «nome» nell’Inferno. In effetti, come ha notato GORNI (1990, p. 197), Inferno è anagramma...

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