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Isole e viaggi: l’Ulisse di Dante

a cura di Simona Re Fiorentin

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Simona Re Fiorentin

La figura di Ulisse, centrale nella Commedia di Dante, chiede al lettore di interrogarsi sui grandi temi della vita: la libertà, la grandezza e i rischi dell’«alto ingegno», i valori che definiscono la nostra umanità, la funzione della ragione e della fede nell’orientare le scelte fra bene e male. La riflessione sul significato di questo personaggio, presentato nel contesto più ampio del tema del viaggio e dell’insularità, viene sviluppata in questo lavoro attraverso un’analisi puntale del testo dantesco, che dà conto e si confronta con le numerosissime e diverse interpretazioni che nel corso dei secoli si sono sedimentate attorno ad esso.

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Ulisse nella tradizione letteraria nota a Dante 47

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Ulisse nella tradizione letteraria nota a Dante L’Ulisse che Omero e la cultura classica hanno tramandato al mondo occidentale è un personaggio “aperto”: il suo carattere è indefinito, le sue avventure fluttuanti e non concluse. L’intelligenza che lo contraddistingue, rispetto alla forza di Aiace o al valore di Achille, può essere interpretata negativamente come astuzia o positivamente come sapienza (dolos è all’origine ‘astuzia, trovata’; Ulisse è polymetis, ‘avveduto, accorto, scaltro, ingegnoso’); 23 i suoi viaggi possono essere qualificati sia come curiositas, un susseguirsi di centri di attenzione sempre diversi e comunque effimeri, sia come peregrinatio, la ricerca focalizzata sulle verità ultime della vita. Ulisse è quindi un eroe pluridimensonale: polýtropos, versutus, varius, vale a dire versatile, adattabile a luoghi e persone, mimetico. Il giudizio su di lui sarà incerto e spesso ambivalente. L’“apertura” dell’eroe «impone il coinvolgimento, esige il completamento dei singoli lettori» (PICONE 1991, p. 500). Letteratura greca L’Odissea, dove egli è qualificato da Atena come «raffinato, pieno di intuizione e riflessivo» (XIII 332: «epētés essi kaì agchínoos kaì echéphrōn»), non precisa l’oscura predizione di Tiresia («thánatos ex halós»: XI 119-137, ripetuta a Penelope in XXIII 267-284): 23 Hugo FRIEDRICH (1969, p. 12) ricorda, sulla scorta di Walter F. Otto (Die Gotter Griechnlands, Bonn, Cohen, 1929, p. 63), che tale epiteto «stava a indicare un dono, una parentela con lo stesso padre degli dèi». E cfr. gli studi di Detienne. 48 Isole e viaggi: l’Ulisse di Dante E quando i pretendenti nel tuo palazzo avrai...

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