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L’«Oulipo» e Italo Calvino

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Michele Costagliola d'Abele

Il 24 novembre 1960, a Parigi, in un bistrot della rue du Bac, nasce, per volontà di R. Queneau e F. Le Lionnais, l’ Ouvroir de Littérature Potentielle (Oulipo). Non un movimento letterario, né un laboratorio scientifico ma un gruppo di scrittori e di matematici che si propongono, attraverso un approccio «sistematico» e «scientifico», di rinnovare l’idea di letteratura e apportare nuova linfa vitale a quel dibattito culturale che, in Francia, negli anni Sessanta, rimette in questione il mito surrealista dell’ispirazione e si allontana da un’idea di letteratura engagée di matrice sartriana.
Nello stesso periodo, Italo Calvino inizia a frequentare più assiduamente Parigi e nel 1972 è eletto membre étranger di questo gruppo che, lontano dalla «gravità» della critica italiana, gli offre la possibilità di confrontarsi con una serie di modelli che giocheranno un ruolo fondamentale nella sua opera successiva. A partire da un approfondimento della retorica oulipiana, e attraverso un approccio «oulipocritico» alla produzione letteraria degli anni parigini di Calvino, il presente saggio ricostruisce le tappe fondamentali di questa storia fatta di «destini incrociati».

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Premessa XI

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II isolata, ma immersa in quella sodalitas di conversazione leggera, ironica, giocosa, con la preoccupazione continua di gettare ponti tra culture diverse, di far conoscere in Italia i risultati migliori delle poetiche dell’Oulipo (ad esempio, Perec), e di mettere in contatto intellettuali italiani con il circolo francese. Era un’apertura globale di orizzonti, che andava ben oltre i confini ristretti della letteratura italiana, come dimostrano tutte le opere di questi anni: Le città in- visibili, Il Castello dei destini incrociati, Se una notte d’inverno un viaggiatore, e, alla fine, le Lezioni americane. Calvino fu invitato la prima volta nel novembre 1972, e continuò a frequentare gli incontri fino al gennaio 1984 con una certa assiduità (ben 36 riunioni, quasi un terzo del totale). Tra le indicazioni più preziose che emergono dai verbali, i progetti di opere mai realizzate, come i Mystères de la maison abominable, o le riscritture «rovesciate» dell’Odissea e di Amleto; e, in generale, la convinta adesione al- l’obiettivo oulipiano di aprire la letteratura al campo della matematica e alla combinatoria. Era un punto di vista particolare, quello di un «ospite speciale», che poteva offrire al dibattito degli altri scrittori francesi uno sguardo diverso, come dall’esterno, più libero e meno condizionato. A Parigi, ancor più che in Italia, Calvino arriva ad una comprensione profonda delle trasformazioni in atto nella cultura di massa. Se da un lato ne deriva l’inquietudine e il senso della fine di un’intera civiltà, dall’altra sente di dover interagire sempre di più con tutte le...

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