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«Noir de noir»

Un’indagine pluridisciplinare

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Edited By Dieter Vermandere, Monica Jansen and Inge Lanslots

Ma è proprio vero che il giallo italiano partorisce unicamente noir parodici e metaletterari? Sfatando questo cliché, Noir de Noir attesta anche l’obiettivo principale dei noiristi italiani: scrivere un ‘romanzo sociale’ che vada ‘oltre’ i precetti del genere d’inchiesta. A tale scopo il volume adotta un approccio pluridisciplinare, che misura il successo del noir mediterraneo a partire dalle vendite e dalle strategie di mercato, ma non solo. All’analisi del fenomeno, concorrono infatti svariate prospettive: da quella storica del primo boom degli anni Trenta, alle categorie metatestuali quali impegno, memoria, ontologia della morte e utopia, passando per l’aiuto di modelli interpretativi e seriali, e mettendo a fuoco la trasposizione da/a fumetto, cinema e televisione. Dal confronto a 360 gradi risulta che le conclusioni non possono che essere paradossali: il realismo del noir viene ottenuto grazie alla sua stereotipizzazione generica, la ‘controinformazione’ diventa effettiva grazie alle varie comunità di lettori raggiunti con intelligenti metodi di marketing. L’esempio chiave è Massimo Carlotto, autore al centro di molti contributi e che ha partecipato a questo volume con un racconto inedito. Fra gli autori trattati, compaiono, tra gli altri, Giancarlo De Cataldo, Loriano Macchiavelli, Gianni Farinetti, Giampaolo Simi, Marcello Fois, Margherita Oggero, Santo Piazzese, Grazia Verasani e Alessandro Perissinotto, presente per l’occasione anche in veste di saggista.

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PARTE TERZA. MODELLI DEL REALE E PROTAGONISTI DEL GENERE

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PARTE TERZA MODELLI DEL REALE E PROTAGONISTI DEL GENERE 155 Giallo vs Noir, ovvero quando a uccidere non è più una 850 bianca ma un Suv nero Barbara MEAZZI Université de Savoie A mio padre 1. Introduzione Nel 1977, Massimo Felisatti e Bruno Gambarotta, situandosi a cavallo tra La donna della domenica del 1972 e A che punto è la notte del 1979 di Fruttero & Lucentini, creano una storia – La nipote scomoda1 – che ha come scenario la “Grande Fabbrica di Torino” e in cui l’assassino uccide con una 850 bianca. Trent’anni dopo, Alessandro Perissinotto, nel romanzo intitolato Una piccola storia ignobile,2 fa guidare all’assassino un Suv, anzi, una BMW X5 nera. Magari, in seguito a future e auspicabili eco-tassazioni, gli assassini dei prossimi romanzi polizieschi italiani torneranno a uccidere con auto più modeste, se è vero che nella letteratura contemporanea italiana, il realismo socialista ha lasciato il posto al realismo thrillerista, per dirla con le parole di Carla Benedetti.3 Osservando i due volumi, notiamo alcune similitudini, a cominciare dal paratesto: “Sono qui, nella notte, da sola, in una boscaglia triste di periferia. E ho paura”, leggiamo sulla quarta di copertina del romanzo di 1 Felisatti & Gambarotta, La nipote scomoda. Tutte le citazioni sono tratte da questa edizione; pertanto, mi limiterò d’ora in poi, e anche in casi simili, a fornire semplicemente l’indicazione della pagina, tra parentesi. Fruttero & Lucentini, La donna della domenica, forse punto di riferimento per La nipote scomoda che, a sua volta, potrebbe benissimo esser stato il modello per A...

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