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«Noir de noir»

Un’indagine pluridisciplinare

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Edited By Dieter Vermandere, Monica Jansen and Inge Lanslots

Ma è proprio vero che il giallo italiano partorisce unicamente noir parodici e metaletterari? Sfatando questo cliché, Noir de Noir attesta anche l’obiettivo principale dei noiristi italiani: scrivere un ‘romanzo sociale’ che vada ‘oltre’ i precetti del genere d’inchiesta. A tale scopo il volume adotta un approccio pluridisciplinare, che misura il successo del noir mediterraneo a partire dalle vendite e dalle strategie di mercato, ma non solo. All’analisi del fenomeno, concorrono infatti svariate prospettive: da quella storica del primo boom degli anni Trenta, alle categorie metatestuali quali impegno, memoria, ontologia della morte e utopia, passando per l’aiuto di modelli interpretativi e seriali, e mettendo a fuoco la trasposizione da/a fumetto, cinema e televisione. Dal confronto a 360 gradi risulta che le conclusioni non possono che essere paradossali: il realismo del noir viene ottenuto grazie alla sua stereotipizzazione generica, la ‘controinformazione’ diventa effettiva grazie alle varie comunità di lettori raggiunti con intelligenti metodi di marketing. L’esempio chiave è Massimo Carlotto, autore al centro di molti contributi e che ha partecipato a questo volume con un racconto inedito. Fra gli autori trattati, compaiono, tra gli altri, Giancarlo De Cataldo, Loriano Macchiavelli, Gianni Farinetti, Giampaolo Simi, Marcello Fois, Margherita Oggero, Santo Piazzese, Grazia Verasani e Alessandro Perissinotto, presente per l’occasione anche in veste di saggista.

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PARTE QUARTA. IL NOIR MULTIMEDIALE

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PARTE QUARTA IL NOIR MULTIMEDIALE 239 L’emersione del noir Spunti dalla produzione di una casa editrice bolognese Fabio GADDUCCI & Mirko TAVOSANIS∗ Università di Pisa 1. Introduzione Anche uno sguardo disattento non può fare a meno di rilevare il successo riscontrato negli ultimi anni, sia in termini di vendita che di percezione mediatica, dalla produzione narrativa italiana che va gene- ricamente sotto il nome di noir. Mancano però indagini approfondite sul come questa produzione sia nata e abbia assunto l’aspetto attuale, codificandosi come un genere letterario (e cinematografico e televisivo) autonomo. Indagini che, se possibile, siano in grado di motivare anche una delle caratteristiche più originali del noir, l’attaccamento all’am- biente e al “colore” locale, che va ben al di là della scelta genericamente metropolitana del giallo classico. Chiariamo subito che non abbiamo ambizioni classificatorie. E non siamo neanche certi che queste possano essere mai soddisfatte. A mo’ d’esempio, prendiamo in considerazione un’iniziativa mondadoriana che per la presenza nella collana Piccola Biblioteca Oscar e la scelta del medium ha rappresentato un piccolo caso letterario: l’antologia Alta criminalità, curata dallo sceneggiatore Tito Faraci per Mondadori (2005) che contiene, recita il sottotitolo, “il meglio del noir italiano a fumetti”. Non è questa la sede per dilungarci sui contenuti del volume, le cui riproposte spaziano su un ampio arco di tempo; eppure risulta difficile trovare un comune denominatore che leghi il poliziottesco retrò di Milano criminale (Diego Cajelli e Marco Guerrieri) con il racconto di formazione sui generis di Arrivederci amore, ciao (adattamento dall’omonimo romanzo...

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