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Il romanzo del Risorgimento

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Edited By Claudio Gigante and Dirk Vanden Berghe

Allo sviluppo della coscienza nazionale italiana nell’Ottocento la narrativa ha dato un contributo importante.
Componente centrale della maggior parte delle opere letterarie discusse in questo volume è quel «sistema simbolico» che ha potuto agevolare la spinta all’azione politica, terminata con la costruzione dello stato unitario. Ma la tematica risorgimentale è indagata qui anche attraverso gli scritti di autori francesi, belgi e olandesi coevi, senza dimenticare la rappresentazione degli ideali e delle speranze del Risorgimento così come li ha espressi la narrativa in anni vicini al 150 o anniversario dell’Unità.
Le ricerche raccolte in questa silloge sono state presentate al Convegno Internazionale «Il romanzo del Risorgimento», tenutosi a Bruxelles dal 4 al 6 maggio 2010. Venti studiosi vi hanno discusso i risultati delle proprie indagini intorno ai rapporti tra gli intellettuali italiani ed europei e le varie fasi del processo di unificazione italiana.

Questo volume è stato sottoposto a una doppia revisione paritaria anonima.

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SEZIONE IV - Il mito, la storia

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SEZIONE IV 289 Quinto MARINI Sulle di Giuseppe Cesare Abba grava forse ancora oggi l’ipoteca del giudizio di Benedetto Croce, allorché, attraversando la cosiddetta letteratura garibaldina e dopo aver lodato per specifici meriti il di Guerzoni e di Bandi, trovava il libro di Abba «guasto da un errore, da un errore di nobile origine, dal proponimento di rendere omaggio al Garibaldi con un libro di arte e poesia, senza che alla poesia egli fosse portato da vena spontanea e potente» e senza cogliere la «contradizione tra diario e canto epico, tra diario e composizione storica»1. Il giudizio di Croce aveva in realtà un suo bersaglio polemico, la celebrazione che Luigi Russo aveva fatto nel 1925 delle , sottolineandone ideologicamente il «misticismo» e il «diffuso pathos religioso»2 e letterariamente la vocazione narrativa e romanzesca, che 1 B. Croce, «Letteratura garibaldina», in Id., , Bari, Laterza, 19503, vol. VI, p. 13. Il saggio, che – si ricorda – era uscito sulla del 1940, continua precisando l’«innaturalità» e l’«incoerenza», e, più avanti, l’«inopportuna letteratura», «desiderio di offrire sculture e altorilievi al monumento dell’impresa garibaldina», che avrebbe addirittura alimentato «la fastidiosa rettorica del Marradi o il sensuale dilettantismo del D’Annunzio» (pp. 14- 15). Hanno ripercorso l’Abba «letterato» di Croce, S. Romagnoli, «Le Noterelle d’uno dei Mille», in Id., , Firenze, Sansoni, 1984, pp. 329- 346, e di recente L. Nay, «“Dall’Alpe a Spartivento”: memorie di “vite tempestose”», nel vol. , Atti del Convegno, Genova, 4-6 febbraio 2008, Genova, Soc. Ligure di Storia Patria, 2008, pp....

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