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Boccaccio angioino

Materiali per la storia di Napoli nel Trecento

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Edited By Giancarlo Alfano, Teresa D'Urso and Alessandra Perriccioli Saggese

Questo libro è il primo frutto di un programma di ricerca triennale (2011-2013) su Boccaccio angioino. Con questo titolo, i curatori del presente volume intendono sottolineare la necessità di inserire l’attività letteraria di Giovanni Boccaccio dentro il più ampio contesto culturale, storico, politico e artistico del Trecento. Agli autori dei saggi qui raccolti è stata pertanto proposta una riflessione sulla dimensione «angioina» piuttosto che genericamente «napoletana» dell’esperienza boccacciana. L’obiettivo è stato di far convergere i risultati maturati nei diversi ambiti disciplinari – dalla storia dell’arte alla musicologia, dalla filologia romanza alla storia della lingua e della letteratura – in una comune prospettiva di tipo tipologico-culturale, a partire dalla convinzione che le opere d’arte, nella loro determinazione storica, descrivano un certo assetto politico-sociale e determinino una certa proiezione culturale e simbolica collettiva.
L’immagine della città nel Trecento, i suoi monumenti, le dinamiche culturali e le tensioni politiche che l’attraversarono sono l’oggetto dei singoli contributi che il lettore potrà qui trovare, insieme a degli studi dedicati alla cultura letteraria di Boccaccio, ai suoi testi giovanili, al suo rapporto con le opere e con la lingua della dinastia dominante angioina.

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Boccaccio, Virgilio e la Madonna di Piedigrotta

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Stefano D’OVIDIO Università di Napoli “Federico II” Nell’Epistola napoletana di Giovanni Boccaccio il fittizio mittente Iannetto de Parise, alter ego dell’autore, scrivendo in dialetto napoletano all’amico Franceschino de’ Bardi, si lamenta con lui che il comune amico, «l’abbate Ja’ Boccaccio», sprechi il suo tempo a scrivere, prendendolo persino in giro ogni volta che provava a richiamarlo ai suoi doveri. Il rammarico di Iannetto era sincero e poteva giurarlo in nome della Madonna di Piedigrotta: «Non saccio pecchéne lo fa chesso, ma pella Donna de Pederotto pesamménde (Non so perché faccia così, ma per la Madonna di Piedigrotta me ne dispiace)».1 Si tratta della più anti- ca menzione della Madonna di Piedigrotta (tav. XX) che, almeno dal XVI secolo, si venera a Napoli in una scultura lignea realizzata, negli stessi anni in cui Boccaccio frequentava la capitale angioina, nella botte- ga del maggiore scultore attivo in città, il senese Tino di Camaino.2 Ma è proprio questa immagine che Iannetto aveva in mente quando esclamava in nome della Madonna di Piedigrotta? Anche a voler escludere il riferimento a un’immagine, è comunque lecito riscontrare nella colorita invocazione dialettale registrata da Boccaccio una prova della popolarità di Piedigrotta, evidentemente già così radicata nella devozione dei na- poletani da essere entrata nel gergo comune?3 1 Sull’Epistola napoletana di Boccaccio cfr. Sabatini F., «Prospettive sul parlato nella storia linguistica italiana (con una lettura dell’«Epistola napoletana» del Boccaccio)», in Italia linguistica: idee, storia, strutture, a cura di Albano Leoni F., Bologna, il Mulino, 1983,...

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