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Dalla tragedia al giallo

Comico fuori posto e comico volontario

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Edited By Costantino C.M. Maeder, Gian Paolo Giudicetti and Amandine Mélan

I saggi riuniti in questo libro sono dedicati alla comicità nella letteratura, nella saggistica e nell’opera italiane, in particolare alla comicità fuori posto in opere di Campanile, Guicciardini, Dumas, Ariosto, Gadda, Flaiano, Wolf-Ferrari, Camilleri, Lakhous, Wolf-Ferrari, Verdi, Eco, Svevo e altri. Il comico è in un certo senso sempre fuori posto, un contrasto tra un evento, una frase, una scena inappropriata e un contesto che di per sé non si presta a quell’evento, quella frase, quella scena. Proprio per riflettere su questo contrasto, il libro si sofferma su quei contesti che ancor meno di altri son predisposti ad accogliere il comico e a suscitare una risata: la tragedia del Cinquecento, il genere epistolare, l’opera seria, la saggistica seriosa, il tutto attraverso l’accostamento di approcci diversi: dalla filologia alla semiotica, all’analisi testuale, agli studi culturali. Sorgerà forse al lettore la domanda: sono questi approcci troppo seri per affrontare il tema della comicità, tanto da essere a loro volta fuori posto?

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Il teatro del Cinquecento tra il comico e l’ironico - Franco Musarra

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101 Il teatro del Cinquecento tra il comico e l’ironico Franco MUSARRA Katholieke Universiteit Leuven Ritengo necessario innanzi tutto fare alcune precisazioni sull’ironia e sul comico per la tendenza a utilizzare spesso i due termini come sinonimi, il che è inesatto e fuorviante. Oggi non è possibile cogliere tutta l’ironia presente nel teatro del Cinquecento per la mancanza d’informazioni specifiche. Bisogna tener presente inoltre che la struttura del discorso teatrale (monologo e dialogo) si distribuisce su due assi: Personaggio vs Personaggio (indirettamente vs Spettatori) e Personaggi (direttamente) vs Spettatori. L’ironia può situarsi nei rapporti relazionali tra i personaggi (quindi all’interno della diegesi scenica) o può rivolgersi direttamente al pubblico (non necessariamente a tutto il pubblico), quindi dalla scena verso gli spettatori, con motivazioni e ideologemi non sempre del tutto condizionati dall’azione scenica. In altre parole possono essere interni o esterni alla dinamica della rappresentazione, dando vita in tal caso a una doppia semanticità. In vari saggi ho trattato le modalità costitutive dell’ironia,1 a partire dal processo di contrapposizione tra l’emittente (locutore), la vittima (interlocutore 1) e il complice (interlocutore 2), istanze che possono situarsi anche in una stessa persona, come nel caso dell’auto-ironia. In questa impostazione enunciativa la vittima può non cogliere l’ironia espressa a suo danno, il che rende ancora più saldo il patto tra l’emittente del messaggio ironico e il complice, ma può anche capirla, con la possibilità di correggersi o di reagire (a volte ironicamente). Si 1 Per il teatro del Cinquecento cfr. F. MUSARRA, “Il comico e...

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