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Dalla tragedia al giallo

Comico fuori posto e comico volontario

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Edited By Costantino C.M. Maeder, Gian Paolo Giudicetti and Amandine Mélan

I saggi riuniti in questo libro sono dedicati alla comicità nella letteratura, nella saggistica e nell’opera italiane, in particolare alla comicità fuori posto in opere di Campanile, Guicciardini, Dumas, Ariosto, Gadda, Flaiano, Wolf-Ferrari, Camilleri, Lakhous, Wolf-Ferrari, Verdi, Eco, Svevo e altri. Il comico è in un certo senso sempre fuori posto, un contrasto tra un evento, una frase, una scena inappropriata e un contesto che di per sé non si presta a quell’evento, quella frase, quella scena. Proprio per riflettere su questo contrasto, il libro si sofferma su quei contesti che ancor meno di altri son predisposti ad accogliere il comico e a suscitare una risata: la tragedia del Cinquecento, il genere epistolare, l’opera seria, la saggistica seriosa, il tutto attraverso l’accostamento di approcci diversi: dalla filologia alla semiotica, all’analisi testuale, agli studi culturali. Sorgerà forse al lettore la domanda: sono questi approcci troppo seri per affrontare il tema della comicità, tanto da essere a loro volta fuori posto?

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“Tra le più savie teste d’Italia” Il riso di Francesco Guicciardini nelle pagine del carteggio - Paola Moreno

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121 “Tra le più savie teste d’Italia” Il riso di Francesco Guicciardini nelle pagine del carteggio Paola MORENO Université de Liège Parlare di comicità e riso è una vera e propria sfida per chi, come me, si accinge a parlare di un uomo notoriamente severo e grave come Francesco Guicciardini. Infatti, se si guardano le due raffigurazioni che di lui ancora possediamo – il ritratto su tela di Giuliano Bugiardini, eseguito tra la fine del 1538 e l’inizio del 1539, e quello raffigurato su una medaglia di bronzo da un anonimo artista bolognese, negli anni in cui lo storico fiorentino fu governatore di Bologna, con tutta probabilità sottoposte al vaglio dello stesso Guicciardini –, l’immagine che se ne ricava è quella di una persona austeramente seria e rigidamente compunta. Il grande storico fu allevato “santamente”1 dal padre Piero, devoto al Savonarola, e tenuto a battesimo da Marsilio Ficino; persino gli anni della sua fanciullezza e della gioventù sono contrassegnati dalla serietà e dall’assenza di leggerezza, come lui stesso afferma nella Orazione defensoria, scritta dopo il 1527.2 Benedetto Varchi, pur nutrendo per il patrizio fiorentino una certa antipatia, lo poneva “tra le più savie teste d’Italia”3. Il compilatore del suo oroscopo, Ramberto Malatesta, osservava che in lui “la ragione governa gli appetitivi e 1 Così il Guicciardini nella esortazione A se stesso, in F. GUICCIARDINI, Opere, a c. di R. PALMAROCCHI, 9 voll., Bari: Laterza (“Scrittori d’Italia”), 1929-1936, vol. IX, Scritti autobiografici e rari, p. 99. 2 Ibid., pp. 193-281. 3 B....

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