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Dalla tragedia al giallo

Comico fuori posto e comico volontario

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Edited By Costantino C.M. Maeder, Gian Paolo Giudicetti and Amandine Mélan

I saggi riuniti in questo libro sono dedicati alla comicità nella letteratura, nella saggistica e nell’opera italiane, in particolare alla comicità fuori posto in opere di Campanile, Guicciardini, Dumas, Ariosto, Gadda, Flaiano, Wolf-Ferrari, Camilleri, Lakhous, Wolf-Ferrari, Verdi, Eco, Svevo e altri. Il comico è in un certo senso sempre fuori posto, un contrasto tra un evento, una frase, una scena inappropriata e un contesto che di per sé non si presta a quell’evento, quella frase, quella scena. Proprio per riflettere su questo contrasto, il libro si sofferma su quei contesti che ancor meno di altri son predisposti ad accogliere il comico e a suscitare una risata: la tragedia del Cinquecento, il genere epistolare, l’opera seria, la saggistica seriosa, il tutto attraverso l’accostamento di approcci diversi: dalla filologia alla semiotica, all’analisi testuale, agli studi culturali. Sorgerà forse al lettore la domanda: sono questi approcci troppo seri per affrontare il tema della comicità, tanto da essere a loro volta fuori posto?

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Il comico nell’opera seria. Appunti su alcune strategie intermediali - Costantino C. M. Maeder

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283 Il comico nell’opera seria. Appunti su alcune strategie intermediali Costantino C. M. MAEDER Université catholique de Louvain Esposizione Per molti anni ho rifiutato di ascoltare la fine del Rigoletto, nonostante l’ammirazione che provassi per questo capolavoro. Ebbi la fortuna di assistere a una messinscena del Rigoletto intorno ai quattordici anni. Ero un fanatico della lirica e conoscevo gran parte del repertorio italiano e tedesco tradizionale, come il Don Giovanni, il Flauto magico, il Nabucco, l’Ernani ed alcune opere di Rossini. All’epoca avevo già cantato uno dei servi del Sant’Alessio di Stefano Landi e Giulio Rospigliosi, un’opera degli albori in cui elementi comici e seri interagiscono organicamente. La fine del Rigoletto mi sconvolse. Che Gilda, la figlia dell’eroe eponimo, dovesse morire non mi colpì affatto: faceva parte delle attese per quel tipo d’opera in quell’epoca. Nel momento in cui il giullare stava per aprire il sacco, credendo di trovarvi il seduttore impenitente, trucidato da Sparafucile – e il pubblico attento naturalmente sa quello che vi troverà –, sentii il Duca, fuori scena, intonare un’altra volta La Donna è mobile: mi venne spontaneo ridere. L’accompagnamento da organetto e la melodia dozzinali, volutamente primitivi, nonché la banalità del testo, erano in assoluto contrasto con la tragicità degli eventi. Che si trattasse di Schadenfreude, cioè di gioia che si prova per il dolore altrui? La reazione mia incontrollata arrivò così improvvisa che quasi all’istante provai ripulsione. Per un bel po’ di tempo, quando ascoltavo il Rigoletto, spensi l’impianto stereo dopo il quartetto. Questo tipo di comicit...

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