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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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1. Natura, uomini e storia nel Diario del viaggio in Spagna di Francesco Guicciardini

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1. Il 17 ottobre del 1511 la Signoria di Firenze sceglie Francesco Guicciardini, giovane allora non ancora trentenne, per una «legatione» assai delicata, maturata in un clima politico particolarmente preoccupante. Nelle Ricordanze lo stesso protagonista traccia il quadro di una situazione contemporanea «aviluppata»1, confusa, in cui il gioco delle alleanze minac- cia soprattutto Firenze, stretta in mezzo al Papa, alla Francia e alla Spagna. In un tale groviglio di rapporti difficili, di equilibri fluidi e pericolosamente instabili, l’intelligenza dei fatti si fa ambigua, la previsione dei loro sviluppi ancora più sfuggente e incerta. Come si esprime la stessa Signoria, si può «conoscere quanto le cose di qua sieno intricate et quanto male si possa conoscere al certo come la sua Maestà [i.e. il re di Spagna] stia in facto con Francia et quanto habbi pensato andare in là con il papa»2. In un tale scenario tanto poco definibile, soggetto a variazioni precipitose e imponde- rabili, da controllare da vicino in tutti i minimi spostamenti, la repubblica fiorentina delibera di inviare un ambasciatore presso la corte di Ferdinando d’Aragona. Guicciardini è dapprima riluttante ad accettare un compito così arduo e perfino rischioso per la sua carriera futura. Pesano, nelle sue valutazioni, i pensieri relativi alla propria attività di giurista già ben avviato, a cui gli anni di lontananza sembrano poter nuocere piuttosto che dare 1 «Ricordo come essendo le cose di Italia molto aviluppate e la città in grande sospensione per essere molto minacciata dal papa, e trovandosi da una...

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