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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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2. L’inattualità del Dialogo: Guicciardini tra Savonarola e Machiavelli

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1. È nota l’idiosincrasia teorica, spinta fino agli estremi di un’autentica intolleranza, che Francesco Guicciardini manifesta verso la categoria dei filosofi. Non c’è passaggio della sua opera in cui l’autore dei Ricordi non si affretti a dichiarare l’inutilità, l’irrilevanza, l’astrattezza delle loro indagini. Il lavoro che essi compiono coincide con ogni tipo di speculazione inutile e fantasiosa, che si avventura in campi misteriosi e indefinibili come il futuro o il sovrasensibile. Basti pensare, in tale prospettiva, al ricordo 125, che costituisce la più nitida presa di posizione contro ogni forma di sapere sganciato dal controllo sperimentale e concreto degli enunciati: E philosophi et e theologi et tucti gl’altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono dicono mille pazie: perché in effecto gl’huomini sono al buio delle cose, et questa indagatione ha servito et serve più a exercitare gli ingegni che a trovare la verità1. La verità, inseguita con questi metodi, resta lontana e irraggiungibile. Al contrario, la conoscenza effettiva nasce a contatto con le cose che «si veggono», e perciò si possono catalogare e distinguere una per una. Solo osservandole si può valutare la consistenza che ciascuna di esse ha, fissare il rapporto con i fenomeni vicini e, su tale base, ordinare un insieme logico, fondato e coerente. I filosofi sono l’immagine del sapere imparato sui libri, estraneo alla realtà viva e mutevole delle circostanze infinite e imprevedi- bili. Le acquisizioni a cui essi arrivano restano, perciò, sterili e inadeguate. La scienza delle cose umane si...

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