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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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5. I Ricordi di Gino di Neri Capponi e i Ricordi di Francesco Guicciardini

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I due testi che costituiscono l’oggetto di questo discorso (i Ricordi di Gino Capponi e i Ricordi di Francesco Guicciardini), se si identificano per l’appartenenza a una comune tipologia letteraria, delineano due fasi diverse ed esemplari sul diagramma delle forme brevi quali si svolgono nel panorama della cultura italiana1. Il confronto tra tali distinti modelli potrà suggerire qualche riflessione sulle caratteristiche che tali forme assumono nel corso del tempo, indirizzandosi nettamente verso una scrittura riflessiva e morale, di matrice sempre più marcatamente e indispensabilmente sog- gettiva. Si può incominciare a ragionare sul titolo che collega queste due raccolte di pensieri. La sigla che li definisce si può solo indirettamente connettere alle produzioni parallele che nascono nell’alveo abbastanza eterogeneo del ricordo familiare, o a fatica e tangenzialmente si inseriscono in quella genealogia di mercanti scrittori analizzata principalmente da Christian Bec e da Vittore Branca. Se i Ricordi di Guicciardini segnano una rottura netta con tale tradizione letteraria2, non da meno i Ricordi di Gino Capponi, scritti più di cento anni prima di quelli del grande autore della Storia d’Italia, costituiscono – come indicava Gianfranco Folena nel 1962, nella premessa all’edizione moderna dell’opera di Capponi – «l’‘umbrifero prefazio’ di un genere tutto fiorentino»3. A differenza di altre «scritture fiorentine di memo- 1 Per seguire i tratti generali della prosa morale nella tradizione letteraria italiana si può utilmente vedere L. Cellerino, Prosa d’invenzione morale, in Letteratura italiana, a cura di A. Asor Rosa, vol. III. La forma del testo, t. II. La prosa,...

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