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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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8. La semantica della discrezione nei Ricordi

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Ma il condimento del tutto bisogna che sia la discrezione perché in effetto saria impossibile imaginar tutti i casi che occorrono; e se il cortegiano sarà giusto giudice di se stesso, s’accommoderà bene ai tempi e conoscerà quando gli animi degli auditori saranno disposti ad udire, e quando no; conoscerà l’età sua; ché in vero non si conviene e dispare assai vedere un omo dì qualche grado, vecchio canuto e senza denti, pien di rughe, con una viola in braccio sonando, cantare in mezzo d’una compagnia di donne, avvenga ancor che mediocremente lo facesse, e questo, perché il più delle volte cantando si dicono parole amorose e ne’ vecchi l’amor è cosa ridicula; benché qualche volta paia che egli si diletti, tra gli altri suoi miracoli, d’accendere in dispetto degli anni i cori agghiacciati (Baldassar Castiglione). Storia di una parola La discrezione è al cuore della teoria e della pratica di Francesco Guicciardini. Il concetto che la parola definisce, infatti, è alla base del metodo che egli edifica e a cui affida la correttezza di ogni decisione: tanto speculativa ed esistenziale quanto fattuale e politica. La discrezione consente l’azione ragionevole e ben calcolata, qualunque sia l’ambito a cui si applichi: militare, pragmatico, logico, linguistico. Riduce per quanto è lecito i margini di arbitrio o di casualità e di oscuro che avvolgono le cose degli uomini. Obbliga all’osservazione minuziosa di ogni particolare. Impedisce di trascurare qualunque dettaglio, anche quello apparentemente più irrilevante. Raccogliendo tutti i fattori possibili, formula la spiegazione di un evento (se pensiamo...

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