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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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10. I discorsi contrapposti nella Storia d’Italia di Francesco Guicciardini

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1. È nota la predilezione mostrata da Francesco Guicciardini, lungo l’intero arco della sua attività intellettuale, per quella particolare e intrigante tipologia retorica costituita dai discorsi contrapposti. In un giuoco dialettico di tesi e di antitesi, di proposte e di controproposte, punti di vista inconciliabili e programmaticamente contraddittori sono allineati l’uno di fronte all’altro, incarnati in una coppia di orazioni o di pareri seccamente discordi, il primo a sostegno di una soluzione e il secondo concepito come sua alternativa e radicale rovesciamento. Naturalmente un tale meccanismo argomentativo complesso, sofisticato, condotto sul filo del paradosso e dell’esercizio speculativo, non è una novità, né tanto meno è insolito nella scrittura della storia. Ciò che in primo luogo sorprende e richiama l’attenzio- ne è piuttosto un uso esteso e massiccio di questa procedura, che va ben al di fuori di opere tecnicamente codificate come le Cose fiorentine o la Storia d’Italia e che coinvolge piuttosto l’insieme dei testi guicciardiniani. Basterà richiamare a questo proposito, come esempio più macroscopico di una attitudine mai interrotta, cinque discorsi compresi nel volume VIII dell’edi- zione Palmarocchi1, di datazione incerta, ma sicuramente composti in periodi distanziati tra loro. Questi strani soliloqui, destinati, come la quasi totalità degli scritti, a una circolazione privata e ridotta, se non proprio a un consumo esclusivamente individuale, hanno per oggetto questioni politiche di grosso rilievo, come la lega proposta dall’imperatore Massimiliano alla repubblica di Venezia, l’opportunità per il Gran Capitano di accettare l’impresa d’Italia, la proposta fatta ai Veneziani di entrare nella lega contro i Francesi, quella...

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