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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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14. L’orizzonte italiano nella storiografia: da Albertino Mussato a Biondo Flavio, da Francesco Vettori a Francesco Guicciardini

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Per mantenere fede al titolo, proverò a discutere la questione secondo tre prospettive diversificate: attraverso l’occhio di un poeta tragico (Albertino Mussato), quello di un geografo (Biondo Flavio) e, infine, attraverso gli occhi di uomini politici, che sono contemporaneamente anche storici (Francesco Vettori e Francesco Guicciardini). Albertino Mussato Di Albertino Mussato, in relazione al tema fissato, conta soprattutto quello che i suoi eredi ottocenteschi hanno colto della sua opera. Il suo nome, d’altra parte, aveva già in sé un destino. Come pare abbia detto sul letto di morte Lovato Lovati1, Musatus è l’equivalente di «ispirato dalle muse», e perciò scelto per una carriera poetica di prima grandezza. E questa carriera egli la fece, tanto da essere incoronato poeta nel dicembre del 1315. Tuttavia non è la perizia artistica che ne fa un protagonista destinato ad avere un ruolo nel futuro. Piuttosto è un altro dato che ne arricchisce la personalità e la pone come un riferimento per quelli che verranno dopo di lui. Francesco Petrarca, nei Rerum memorandarum libri, lo qualifica soprattutto come «historicus, novarum rerum satis anxius conquisitor»2. Certo, Albertino compone opere storiche in senso stretto. Scrive il De gestis Henrici septimi Caesaris, che racconta la spedizione italiana di Arrigo VII, e il De gestis Italicorum post Henricum septem Caesarem, che si presenta come la cronaca delle vicende italiane dal 1313 al 1321. Il testo che più conta, tuttavia, è soprattutto un altro: l’Ecerinis. Questa, come è stato detto da Claudia Villa, costituisce la «tragedia della storia recente»3 e fu 1 L’episodio...

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