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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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15. In margine alla questione savonaroliana

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1. Esiste veramente un altro e nuovo Savonarola? È certo passato molto tempo dalla lettura che ne fece, centocinquanta anni fa, Francesco De Sanctis. Il frate domenicano non è più l’ultimo resto del Medioevo incuneato nelle guerre d’Italia: il profeta che guarda all’indietro, tragicamente inattuale di fronte alle direzioni progressive della storia. Di fatto, egli, però, non è neanche del tutto identificabile con il predicatore millenaristico disegnato da Donald Weinstein. Secondo il suo punto di vista, Savonarola, denunciando lo scandalo di un tempo malato, prefigura la gloria di una redenzione futura e definitiva. Si può dire, semplificando, che queste due interpretazioni siano agli estremi l’una dall’altra. In un caso è il passato a riempire il profilo di Savonarola; nell’altro è il futuro a dargli identità e compiutezza. Nell’una o nell’altra ipotesi, il presente resta uno scenario secondario. Al più diventa un accidentale campo d’azione, in cui il frate proietta la sua arcaica scienza dell’uomo o alla cui realtà degradata si sottrae, annunciando una rinascita non solo necessaria, ma definitivamente liberatrice. Che questo, ovvero il rapporto con il presente, sia il problema da cui dipende l’interpretazione di Savonarola, lo ha già affermato, in modo nitidissimo, Claudio Leonardi. Rivendicando la necessità di una lettura storicamente orientata delle opere del Frate, egli traccia una strada da cui è indispensabile prendere le mosse, per intendere il nodo che unisce politica e profezia e, più ampiamente, storia e religione. Contro la lusinga del millenarismo, che trova una compiuta legittimità nella chiusura della storia, Leonardi, al contrario, scrive che «la profezia è dunque...

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