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«Mutazione delle cose» e «pensieri nuovi»

Saggi su Francesco Guicciardini

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Matteo Palumbo

I saggi qui raccolti riguardano, nel loro insieme, un solo argomento: l’opera di Francesco Guicciardini, osservata da prospettive volta per volta diverse e, insieme, convergenti. Il senso del libro è racchiuso nel titolo: «mutazione delle cose» e «pensieri nuovi». Guicciardini usa, non a caso, per sé e per i suoi contemporanei, l’immagine delle «tenebre», in cui tutti si muovono. Il giudizio degli uomini si fonda unicamente sulla capacità di osservare mille dettagli, prevedere il loro possibile sviluppo, scegliere tra le soluzioni immanenti e incerte la più adeguata, congetturando i molteplici effetti che accompagnano qualunque decisione. Questa smisurata tensione conoscitiva e, insieme, pratica prende in Guicciardini il nome vecchio e nuovo di «discrezione». Il mondo che Guicciardini ha davanti, da qualunque lato lo si osservi, deve essere scrutato fino ai minimi motivi. E per raccontarlo occorrono procedimenti, pensieri e «nomi nuovi».

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17. L’effetto Savonarola negli storici dell’età di Cosimo

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1. Questo intervento non prevede una riflessione sulla figura di Savonarola in sé, nella sua identità combinata di profeta e di politico. L’obiettivo è piuttosto catturare l’ombra che resta di lui nelle ricostruzioni di alcuni storici vissuti sotto il principato di Cosimo, nel vivo di una stagione tanto diversa dall’epoca della repubblica sorta nel 1494. Si tratterà, dunque, essenzialmente, di ragionare del mito di Savonarola: di ciò che, in altre parole, a distanza di anni, quando gli eventi avevano gettato una luce nuova su un passato tramontato per sempre, poteva, nel bene o nel male, sopravvivere di lui, della sua immagine e della sua azione, del ruolo che aveva svolto in mezzo a grandi e repentini sconvolgimenti. In tale prospettiva non si potrà che partire dal Guicciardini della Storia d’Italia. Proprio quest’opera, maturata nella fase di passaggio del potere tra le mani di Cosimo, rappresenta il primo sguardo d’insieme su tutta la storia precedente, letta come un lungo, estenuante e inarrestabile scivolare dentro il vortice della «ruina»1. Guicciardini, naturalmente, si era soffermato sulla personalità del Frate domenicano già nelle giovanili Storie fiorentine, conce- pite circa dieci anni dopo che la condanna al rogo aveva messo fine alla sua egemonia. Rispetto alle considerazioni che svolgerà nella Storia d’Italia, in queste più antiche Storie la ricostruzione degli eventi, e il giudizio finale sulla funzione che Savonarola aveva svolto, disegnano un protagonista eccezionale nella crisi dello stato, un attore che aveva contribuito, in manie- ra determinante, a orientare positivamente le linee di svolgimento...

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