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Primo Levi e la chimica delle parole / Primo Levi et la chimie des mots

Edited By Claudio Cicotti, Massimo Malvetti and Francesco Neri

Primo Levi e la chimica delle parole è un titolo che intendeva significare il binomio tra chimica e letteratura il quale ha certamente contribuito a rendere l’opera di Levi fondamentale nel suo genere. Gli atti di questa giornata restituiscono la multiformità della riflessione sviluppatasi nella giornata leviana a Lussemburgo.
Primo Levi et la chimie des mots est un ouvrage qui veut mettre en évidence la binarité entre chimie et littérature qui a certainement contribué à rendre l’œuvre de Levi unique en son genre. Les actes de ce volume présentent la réflexion multiforme qui s’est développée pendant la journée dédiée à Levi au Luxembourg.

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Incroci autobiografici nel Lussemburgo antifascista (Claudio Cicotti)

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47 Incroci autobiografici nel Lussemburgo antifascista claudio cicotti Université du Luxembourg Cos’hanno in comune tre autori come Primo Levi, Luigi Peruzzi e Silvio Grilli? Non certo la letteratura in senso estetico e neppure un comune percorso di esperienze risalenti alla Seconda Guerra Mondiale testimoniate attraverso i loro libri, né tantomeno un comune paese di origine. Ciò che unisce questi tre autori è il ricorso alla scrittura autobiografica testimoniale. Certo è che altrimenti la distanza tra di essi è grande. Scrittore autentico, consapevole e colto, Primo Levi testimonia la sua storia nel campo di prigionia vissuta in prima persona. Al termine dei terribili mesi in cui venne internato al campo di concentramento di Monowitz, lager satellite del complesso di Auschwitz, e dopo aver fatto ritorno alla sua Torino, Primo Levi fu preda di una “rabbia” testimoniale travolgente che lo costrinse ad una scrittura intensa per mesi e mesi (dal dicembre del 1945 al gennaio del 1947) fino a che non terminò la prima versione di Se questo è un uomo1. Luigi Peruzzi (Sartiano di Mercatino Marecchia [oggi Novafeltria] 1910 – Mondercange [Lussemburgo] 1993) emigrò in Lussemburgo dall’Italia nel 1926. Non fu il solo e non fu neppure tra i primi. Gl’italiani erano giunti nel Granducato verso la fine del XIX secolo per lavorare soprattutto nel bacino siderurgico del sud del paese. Differdange, Dudelange, Esch-sur-Alzette (ancora oggi le città più popolose dopo la capitale Lussemburgo) ospitarono una folta comunità italiana proveniente soprattutto dalle regioni del nord dell’Italia2. Ben presto essi costruirono interi quartieri italiani, 1 Cfr. “L’emozione...

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