Show Less
Restricted access

Nessuna città d’Italia è più crepuscolare di Roma

Le relazioni fra il cenacolo romano di Sergio Corazzini e i simbolisti belgi

Series:

Daniele Comberiati

Nessuna città d’Italia è più crepuscolare di Roma. Le relazioni fra il cenacolo romano di Sergio Corazzini e i simbolisti belgi propone un’analisi comparata (dal punto di vista semantico, lessicale, tematico e stilistico) fra i quattro principali animatori del cenacolo corazziniano (Corazzini, Martini, Marrone e Tarchiani) e i simbolisti belgi, in particolare Maeterlinck e Rodenbach, senza dimenticare Verhaeren, Gilkin, Elskamp e Van Lerberghe. Risulta esplicito, nella riflessione culturale dei principali esponenti della cerchia corazziniana, come sia necessario diventare «allievi» di una tradizione europea e come, nella ricerca di «maestri» che fornissero dignità e statuto letterario al gruppo, i simbolisti belgi, per affi nità di pensiero, atmosfere e linguaggio poetico, fossero stati individuati quali riferimenti principali. È attraverso la lettura delle loro opere che i membri del gruppo corazziniano maturano una visione «alternativa» di Roma, che se in parte risente anche delle descrizioni di altri scrittori italiani coevi, di fondo evidenzia una distanza dalle immagini classiche della capitale. Roma diviene così una città dell’anima, irreale ma al tempo stesso concreta, con le sue chiese di campagna, le sue vie che ne mostrano i lati non urbani, le visioni notturne di conventi che la fanno assomigliare alle città nordiche cantate dai simbolisti.
Show Summary Details
Restricted access

INTRODUZIONE. La presenza dei simbolisti belgi nel contesto italiano dell’epoca

← 22 | 23 → INTRODUZIONE

Extract

Benedetto Croce, nel decimo capitolo della Storia d’Italia dal 1971 al 1915, dedica un apposito paragrafo all’idealismo filosofico e letterario, reazione ad una cultura accademica dominata dal positivismo1. La rinascita idealistica dell’epoca, il cui percorso critico è possibile rintracciare piuttosto agevolmente sulla stampa periodica, vedeva la luce sotto l’impulso di un movimento, e di diverse pubblicazioni ad esso legato2, che si era già da alcuni anni affermato in Germania e in Francia attraverso dibattiti dai quali aveva preso forma la definizione teorica del nuovo idealismo3.

Ci furono senza dubbio alcune condizioni storico-politiche particolari che accelerarono l’affermazione dell’idealismo e del neomisticismo, nonché le loro infuenze sulla letteratura contemporanea. La maggiore circolazione di opere (e il maggior numero di traduzioni) di autori francofoni e belgi in particolare, ma anche slavi, russi, inglesi, scandinavi e tedeschi (nominati nell’insieme con la generica e non del tutto esatta definizione di septentrionaux) accentuò tale processo. In tal senso, nell’analisi del gruppo crepuscolare romano, non puo essere taciuto né il loro sguardo “esotizzante” nei ← 23 | 24 → confronti degli scrittori franco-belgi, definiti nordici al di là delle singole sensibilità e differenze, né l’appropriazione, attraverso l’individuazione di una precisa tradizione poetica di riferimento, del mito della “marginalità”: i giovani membri del cenacolo, come vedremo, fecero della marginalità un vero e proprio cavallo di battaglia, e vi crearono attorno la propria identità poetica, che, al pari di molti movimenti avanguardisti o di rottura dell’epoca, vedeva nel rifiuto il primo elemento costitutivo4.

D’altra parte dopo la guerra del...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.