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Il romanzo nazional-regionale nella letteratura italiana contemporanea

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Franca Pellegrini

Leggere il romanzo contemporáneo come luogo di dialogo privilegiato per la costruzione di un’identità italiana, a un tempo nazionale e regionale. Il volume ripercorre dagli anni Ottanta ai giorni nostri, da Calvino a Saviano, la palingenesi linguistica, letteraria, identitaria della narrativa italiana degli anni Duemila, attraverso l’osmosi feconda tra generi, centro e periferia, in una gradazione di rinnovato realismo.
La questione identitaria italiana è rappresentata da elementi nazionali e regionali sovrapposti. In un mondo globale, con differenze culturali e linguistiche sempre più ridotte, gli scrittori italiani contemporanei provano a definire la loro identità attraverso un ritorno alla terra di origine. Se da un lato la scelta di un contesto locale potrebbe sembrare in contraddizione con la necessità profondamente radicata nella storia d’Italia di forgiare un’identità nazionale forte, dall’altro, la rappresentazione della realtà di singole città, paesi e campagne, racconta la storia di tutte le città e piccoli centri, anche mediante l’uso di una lingua connotata regionalmente o di un italiano standard misto al dialetto.
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Capitolo 1. Letteratura, lingua, identità italiana. Fra globalizzazione e localismo

← 14 | 15 →Capitolo 1

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L’interrogativo è se esista oggi l’effettiva possibilità di poter discutere o definire un’identità nazionale italiana, con specifico richiamo alla funzione assunta dalla letteratura nella complessa, e antica, questione unitaria. L’ampio dibattito culturale aperto sul problema identitario, sulla posizione dell’Occidente e sulle finalità della letteratura nella contemporaneità, attesta la complessità dell’argomento a livello mondiale e, all’interno di tale contesto, il caso italiano assume lo status di problema nel problema.

Scopo di questo capitolo sarà allora quello di proporre una prima ricognizione di ordine generale sul rapporto storico-culturale che lega letteratura, lingua e identità, in un quadro di riferimento regionale, e insieme nazionale, mutuando e mutando quel nazional-popolare di matrice gramsciana. Tali vocaboli, in Italia, come Gramsci stesso spiegava, non sono coincidenti perché “il termine “nazionale” ha un significato molto ristretto ideologicamente, […], perché in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo, cioè dalla “nazione”, e sono invece legati alla tradizione della casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento politico popolare o nazionale dal basso1”.

1.1. Il “grappolo” identitario

Senza dubbio negli ultimi anni il dibattito sull’identità dei singoli popoli e sull’appartenenza a gruppi etnici e religiosi così come a grandi aree di civiltà, inquieta e divide i pensatori contemporanei2. Il ← 15 | 16 → confronto è aperto forse proprio sulla questione di fondo, e cioè se in un mondo globale, nella cosiddetta “modernità liquida”, secondo la definizione di Bauman3, sia corretto continuare a parlare di identità nazionali o se questa categoria non contribuisca a creare ulteriori divisioni...

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