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Il romanzo nazional-regionale nella letteratura italiana contemporanea

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Franca Pellegrini

Leggere il romanzo contemporáneo come luogo di dialogo privilegiato per la costruzione di un’identità italiana, a un tempo nazionale e regionale. Il volume ripercorre dagli anni Ottanta ai giorni nostri, da Calvino a Saviano, la palingenesi linguistica, letteraria, identitaria della narrativa italiana degli anni Duemila, attraverso l’osmosi feconda tra generi, centro e periferia, in una gradazione di rinnovato realismo.
La questione identitaria italiana è rappresentata da elementi nazionali e regionali sovrapposti. In un mondo globale, con differenze culturali e linguistiche sempre più ridotte, gli scrittori italiani contemporanei provano a definire la loro identità attraverso un ritorno alla terra di origine. Se da un lato la scelta di un contesto locale potrebbe sembrare in contraddizione con la necessità profondamente radicata nella storia d’Italia di forgiare un’identità nazionale forte, dall’altro, la rappresentazione della realtà di singole città, paesi e campagne, racconta la storia di tutte le città e piccoli centri, anche mediante l’uso di una lingua connotata regionalmente o di un italiano standard misto al dialetto.
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Parte I. 1979-1985. Calvino – Eco – Tondelli

← 44 | 45 →Parte I

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2.1. Il dibattito culturale degli anni Ottanta

La questione teorica al centro di questa prima parte di trattazione riguarda il cambiamento di prospettiva culturale che in ambito letterario si apre in Italia negli anni Ottanta, con particolare riguardo alla metamorfosi del romanzo. Nel dibattito letterario italiano degli ultimi decenni, molti sono gli argomenti che dividono la critica su questioni di centrale importanza come l’esistenza e la valenza del postmoderno in Italia, il peso della neoavanguardia sulla letteratura successiva1, le diverse forme narrative oscillanti fra tradizione e innovazione2. Scrive Giulio Ferroni a tal proposito:

La narrativa del Novecento, specie nella sua forma più aperta e ambiziosa, quella del romanzo, solcata dalla scissione della persona e dalla disintegrazione dei linguaggi, aspira anch’essa in molti modi a porsi come “ultima”: sono numerose le opere che si presentano sulla scena pubblica come a voler chiudere, riassumere, abolire in se stesse la tradizione del romanzo. Esse sentono pesare su di sé l’effetto di quanto è già stato scritto, dei grandi capolavori dei secoli precedenti (e in particolare della grande narrativa ottocentesca): mirano a rompere gli statuti formali, i modelli comunicativi, gli orizzonti epistemologici; oppure tendono a farli rivivere un’ultima volta, quando il mondo intorno sembra dire che non è più possibile. Tra avanguardia e tradizione, sia nelle più audaci sperimentazioni che nella ripresa di formule “classiche” e realistiche, le grandi narrazioni del secolo tendono a manifestarsi come ← 45 | 46 → l’ultima prova della fine della narrativa: e sono travagliate dall’ambizione tragica di chiudere i...

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