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Il romanzo nazional-regionale nella letteratura italiana contemporanea

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Franca Pellegrini

Leggere il romanzo contemporáneo come luogo di dialogo privilegiato per la costruzione di un’identità italiana, a un tempo nazionale e regionale. Il volume ripercorre dagli anni Ottanta ai giorni nostri, da Calvino a Saviano, la palingenesi linguistica, letteraria, identitaria della narrativa italiana degli anni Duemila, attraverso l’osmosi feconda tra generi, centro e periferia, in una gradazione di rinnovato realismo.
La questione identitaria italiana è rappresentata da elementi nazionali e regionali sovrapposti. In un mondo globale, con differenze culturali e linguistiche sempre più ridotte, gli scrittori italiani contemporanei provano a definire la loro identità attraverso un ritorno alla terra di origine. Se da un lato la scelta di un contesto locale potrebbe sembrare in contraddizione con la necessità profondamente radicata nella storia d’Italia di forgiare un’identità nazionale forte, dall’altro, la rappresentazione della realtà di singole città, paesi e campagne, racconta la storia di tutte le città e piccoli centri, anche mediante l’uso di una lingua connotata regionalmente o di un italiano standard misto al dialetto.
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Parte II. 1985-1993. Dalla diaspora della forma-romanzo al cannibalismo

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L’arco di tempo 1985-1993 segna la tendenza alla diaspora del romanzo, intesa come disseminazione della narrazione in generi tra loro divergenti per forma e contenuto, senza un manifesto unitario di riferimento. A sostegno di tale affermazione si possono citare alcuni studi critici relativi al periodo, attraverso i quali si disegna la frastagliata configurazione del panorama letterario italiano di questo decennio. Così si esprime Barilli su “Alfabeta” nel 1986:

Siamo adesso agli anni Ottanta. Siamo proprio qui, a queste ore, a questa sede dove ci stiamo interrogando. Qui devo ammettere che le due ipotesi che facevo sono rimaste un po’ ferme e curiosamente l’ipotesi della riscrittura, il filone citazionista, Calvino, Eco per fare dei punti di riferimento nostrano, o il nouveau-nouveau roman, non sembrano raccogliere seguaci da parte dei giovani. […] In questo momento la narrativa italiana sta vivendo una fase molto interessante con giovani che si chiamano De Carlo, Busi, Del Giudice e Tondelli, ecco, soprattutto con questi, probabilmente siamo in presenza di un arretramento tattico ripeto, non strategico1.

Con un vocabolo caro a Calvino la linea di tendenza di questi anni potrebbe essere definita, “pulviscolare”, e per certi aspetti “impalpabile”, tesa alla strenua ricerca di nuove formule narrative che diano una spinta propulsiva soddisfacente per il pubblico e che rispondano alle esigenze di un lettore geneticamente modificato rispetto al ventennio precedente. Stefano Tani in Il romanzo di ritorno, pubblicato nel 1990, così descrive la giovane narrativa degli anni Ottanta, nel capitolo Nuove strategie per una nuova...

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