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Il romanzo nazional-regionale nella letteratura italiana contemporanea

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Franca Pellegrini

Leggere il romanzo contemporáneo come luogo di dialogo privilegiato per la costruzione di un’identità italiana, a un tempo nazionale e regionale. Il volume ripercorre dagli anni Ottanta ai giorni nostri, da Calvino a Saviano, la palingenesi linguistica, letteraria, identitaria della narrativa italiana degli anni Duemila, attraverso l’osmosi feconda tra generi, centro e periferia, in una gradazione di rinnovato realismo.
La questione identitaria italiana è rappresentata da elementi nazionali e regionali sovrapposti. In un mondo globale, con differenze culturali e linguistiche sempre più ridotte, gli scrittori italiani contemporanei provano a definire la loro identità attraverso un ritorno alla terra di origine. Se da un lato la scelta di un contesto locale potrebbe sembrare in contraddizione con la necessità profondamente radicata nella storia d’Italia di forgiare un’identità nazionale forte, dall’altro, la rappresentazione della realtà di singole città, paesi e campagne, racconta la storia di tutte le città e piccoli centri, anche mediante l’uso di una lingua connotata regionalmente o di un italiano standard misto al dialetto.
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Capitolo 4. Per una geomorfologia del romanzo nazional-regionale

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Se letteratura, o meglio, tradizione letteraria, ha mai fatto impedimento d’una lingua, questa più d’ogni altra è l’italiana.Luigi Pirandello

4.1. Questioni di regionalismo

Centro di questo capitolo sarà la discussione sulle peculiarità linguistiche del romanzo degli anni 2000, in correlazione con la tradizione e in funzione di un’interpretazione in chiave nazional-regionale.

Per quanto riguarda la lingua, è bene premettere che con la dicitura regionale s’intende un modo di esprimersi con connotazioni proprie di un’area (per lessico, struttura, intonazione e tradizione) e non necessariamente un sistema linguistico alternativo all’italiano nazionale, piuttosto una contaminazione che si trasfonde dalla lingua parlata alla lingua scritta, che determina quel “repertorio linguistico” che così viene presentato dal sociolinguista Gaetano Berruto:

Il repertorio linguistico degli italiani – vale a dire l’insieme delle varietà di lingua a disposizione della comunità parlante italofona – dovrebbe quindi anzitutto tener conto di tale molteplicità nazionale. Poiché ovviamente i parlanti delle varie regioni e aree linguistiche d’Italia non usano di solito né attivamente né passivamente la lingua indigena, tradizionale, delle altre regioni ed aree, non esiste un unico repertorio linguistico panitaliano, valido per tutti gli italiani: i concreti repertori linguistici vanno sempre riferiti alle singole regioni ed aree. Tutti hanno peraltro in comune la presenza dell’italiano e delle sue varietà, che fa da tratto unificatore nella molteplicità dei repertori. Parlare di repertorio linguistico italiano ha quindi senso se si intende un ipotetico repertorio medio che costituisca la griglia di tipi di varietà (e dei loro rapporti) sottostante a...

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