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La geografia del racconto

Sguardi interdisciplinari sul paesaggio urbano nella narrativa italiana contemporanea

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Davide Papotti and Franco Tomasi

Lo rappresentazione dello spazio urbano – nella sua complessa e multiforme variabilità – occupa un ruolo sempre più rilevante nella narrativa italiana dell’ultimo decennio, tanto da apparire spesso quale vero protagonista delle storie narrate. In questo libro si presentano alcuni studi di taglio interdisciplinare mirati a sondare, attraverso letture che incrociano i metodi della geografia umanistica e della critica letteraria, come la dimensione urbana venga prendendo forma in alcune esperienze letterarie; ad analisi di carattere comparato che abbracciano più autori e più aree geografiche si affiancano nel volume letture concentrate su singoli autori e singole aree geografiche, tutte però convergenti nell’intento di cogliere i rapporti complessi e rifratti tra territorio urbano e forme del suo racconto.
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Spazio (urbano) e narrativa: qualche considerazione (Franco Tomasi)

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Franco TOMASI

Università di Padova

Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo. (G. Perec, Specie di spazi)

Negli ultimi decenni si è registrata una situazione «contraddittoria e quasi paradossale», per usare le parole di Remo Ceserani, per cui alla perdita di prestigio della letteratura è corrisposto un fitto lavorio di recupero e riutilizzo dei suoi strumenti in numerosi altri domini del sapere (Ceserani 2010: 1-21). Medicina, antropologia, ma anche matematica, biologia e numerose altre discipline hanno infatti guardato con crescente interesse agli studi letterari o alla letteratura stessa, proprio nel momento in cui da parte della critica si veniva denunciando una situazione di crisi e di stallo. A ciò si aggiunga che in tempi recenti si osserva un crescente e pervasivo desiderio di narratività, tanto forte che ormai sembra dominare tutte le forme del discorso. Si tratta di una sorta di spinta verso un fictum che sappia ancora in qualche modo stringere delle relazioni e parentele – con scopi e funzioni diverse – con il factum: dal marketing alla divulgazione scientifica, dalla storia alla più banale rappresentazione televisiva infatti la narratività sembra essere sempre più spesso la forma di organizzazione privilegiata del discorso, tanto che, non a torto, si è parlato di un vero e proprio narrative turn, avviato almeno a partire dagli anni Novanta del Novecento (Kreiswirth 2005; Calabrese 2010: 1-5). Questo forte ritorno della narrazione come forma...

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